Qualche tempo fa vi avevamo parlato di un nuovo artista emergente, proveniente direttamente dalla scena vicentina, che ci aveva positivamente colpiti per il suo sound poliedrico e (volutamente) sbarazzino. È pur vero che se da un lato Supreme Everywhere (il primo pezzo) non aveva destato in noi grandi aspettative, complice il fatto d’essere una cover di Uber Everywhere dell’Americano MadeinTYO, siamo dovuti rimanere positivamente colpiti dai singoli successivi Ovvio e Skey Squad che in qualche modo hanno segnato una radicale evoluzione a livello di sound.

Quel che mancava a Venis (qui la pagina Facebook) era un’evoluzione a livello di testi, incentrati sino ad ora su temi molto giovanili e sbarazzini. Nuovo Van Gogh è esattamente questo: un giovane artista che vuole farsi strada nel mondo “dei giganti”; in una competizione senza esclusione di colpi a suon di rime, flow e immagini tanto intellettuali quanto volutamente esplicite. Un gioco sottile che si fa arte.

Nuovo Van Gogh è un esperimento (riuscito). Dura poco, è vero, ma il pezzo raggiunge quelli che sono i suoi intenti. No, non c’è in esso la volontà di intrattenere e nemmeno quella di accompagnarvi nelle vostre lunghe passeggiate primaverili. Comprensibili quindi le future e potenziali incomprensioni da parte dei fan dell’artista in questione. NVG è una canzone che divide, lascia perplessi e rende dubbiosi riguardo alla sua natura.

Versi che scorrono come acquerelli su tela, parole che si stampano nella nostra mente come quelli di pochi altri artisti veterani e una produzione (by Ceso) che riesce a cogliere senza dubbio la dimensione artistica di questo pezzo; incerto tra la paranoia e la luce. Durata: 1:26. Breve, ma non troppo. Più di un esercizio di stile fine a se stesso ma nemmeno una “canzone” intesa nel suo significato canonico. È giunta l’era del post-impressionismo musicale? Forse. Nel frattempo concediamoci una pausa caffè con Paul Gauguin.