Lo Zimbabwe è bloccato nella tensione dopo che l’esercito nazionale si è trasferito nella capitale Harare, mantenendo di fatto una situazione di controllo sul filo del golpe. Sono passati quasi quarant’anni dall’inizio del mandato del presidente Robert Gabriel Mugabe e il momento del suo passo indietro – non volontario – sembra essere finalmente arrivato. Fonti locali riportano che il presidente stia perdendo il sostegno delle forze armate: Mugabe è accusato di essere andato “troppo oltre” dopo aver costretto alle dimissioni il suo vicepresidente, Emmerson Mnangagwa, per favorire l’ascesa politica della moglie. Quest’ultima, Grace Mugabe , sarebbe stata designata come successore alla presidenza dello Zimbabwe.

Chi è il presidente Mugabe? Entrò nella storia d’Africa dopo aver liberato l’ex colonia britannica della Rhodesia dal dominio delle minoranze bianche. Ben presto divenne un despota capace di schiacciare il dissenso politico intorno a lui. Ha inizialmente ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua dichiarata politica di riconciliazione razziale. Si è inoltre impegnato per l’estensione e il miglioramento dell’istruzione e dei servizi sanitari alla maggioranza nera. Poi le scelte dettate dagli interessi: per placare i veterani di guerra che minacciavano di destabilizzare il suo governo, la sua politica di riforma agraria distrusse il cruciale settore agricolo, provocando la fuga degli investitori stranieri e contribuendo a far precipitare il paese in miseria. Negli ultimi decenni del suo governo, Mugabe ha abbracciato il suo nuovo ruolo di antagonista dell’Occidente.

Gli standard di vita dello Zimbabwe sono crollati inesorabilmente: la sua economia è in rovina, il sistema sanitario perde pezzi ogni anno, le consultazioni elettorali sono di fatto screditate da un mandato che ha assunto il tratti del dominio incontrastato. Le proteste sono destinate inondare le strade di Harare dopo che il “divieto di dimostrazioni pubbliche” mantenuto dalla polizia da circa un mese, sta giungendo a scadenza.

Negli ultimi anni, nel cuore dello Zimbabwe, i movimenti di protesta sono stati una costante, soprattutto per le promesse non mantenute della “rifondazione delle infrastrutture nazionali”. Inoltre i giornalisti sono stati messi a tacere, con un’ampia operazione di censura; cresciuto il malcontento, ad oggi, quasi un milione di cittadini ha chiesto asilo politico nel vicino Sudafrica.

Il momento decisivo è arrivato con lo “scontro” tra la presidenza e il capo delle forze armate. Il 93enne presidente dello Zimbabwe, non appena “eliminato” il suo vice indicando sua moglie – più giovane di lui di 41 anni – è stato ammonito dal capo delle forze armate. Constantino Chiwenga, ha infatti affermato «basta con le epurazioni». La scelta impopolare verso Grace Mugabe (oltre al fatto che il presidente stia “perdendo colpi da mesi ormai”) ha generato un processo di delegittimazione accompagnato da minacce. Le forze armate, sarebbero «intervenute» a meno di un cambio di rotta del presidente in favore della nazione e del partito. È arrivato il punto critico e le forze armate, come promesso, stanno presenziando in massa nella capitale.

È chiaro come il generale Chiwenga non stesse bluffando. I carri armati stanno attraversando Harare da giorni, i soldati hanno preso il controllo della televisione di stato nelle prime ore di mercoledì, e il portavoce dell’esercito, il Maggiore generale Sibusiso Moyo, ha rilasciato una dichiarazione che lascia ben pochi dubbi al caso: «Robert Gabriel Mugabe e la sua famiglia sono sani e salvi e la loro sicurezza è stata garantita. Stiamo solo prendendo di mira i criminali che lo circondano e che stanno commettendo crimini che stanno causando sofferenze sociali ed economiche nel paese per consegnarli alla giustizia». Il partito al governo ha detto sui social media che Mnangagwa, il vicepresidente dimesso, tornerà e prenderà il timone, come anche stabilito dalla Costituzione dello Zimbabwe.

Tutti si stanno chiedendo cosa ne sarà della “coppia di potere” nel cuore di questo dramma. Pochi analisti pensano che Mugabe e sua moglie riusciranno ad affrontare la rabbia del popolo dello Zimbabwe. L’analista Alex Magaisa dell’Università del Kent afferma «Forse potrebbero lasciare il paese per evitare di avere una disputa di potere. Quelli che erano allineati con la prima famiglia, con il presidente Mugabe e sua moglie, affronteranno il peso del nuovo regime».