Siamo stati tutti testimoni dello scontro che durante le scorse settimane si è consumato fra Wiz Khalifa e Kanye West; i due rapper che si sono offesi reciprocamente tramite Twitter. Certo, lo spessore culturale in quel dibattito era praticamente inesistente, ma ciò ha alimentato un fenomeno che nel mondo dell’Hip Hop  sembra essersi spento da un paio di anni: ovvero quello delle rivalità. Basterebbero due nomi -Nas e Jay Z- per farvi capire di cosa stiamo parlando. La musica popolare si è sempre servita di questo strumento per aumentare drasticamente le vendite dei dischi. Stiamo parlando di un fenomeno commerciale che ovviamente travalica i confini del Rap; ne furono coinvolti ad esempio Blur ed Oasis, Beatles e Stones.

Per arrivare al punto: queste rivalità funzionano tutt’oggi. Sentirsi parte di un qualcosa, di una fazione o di un messaggio è un fattore che è sempre piaciuto all’essere umano. Lo scontro tra Khalifa e West ha portato visibilità ad entrambi, aumentando drasticamente il numero delle persone che sono state a conoscenza del rilascio dei dischi dei due rispettivi artisti in questo periodo dell’anno. Lo sapete, non critico  a prescindere queste tecniche di marketing, che reputo talvolta delle vere opere d’arte (nessuno ricorda il tempismo dell’outing di Frank Ocean?), ma penso che questo fattore sia fondamentale per comprendere un album come Khalifa.

Perché diciamocelo chiaramente, stiamo parlando di un disco che fa dell’essere “commerciale” un vero e proprio manifesto. Wiz Khalifa ha prodotto la musica che tutti volevano da lui, un concentrato di canzoni Pussy-Money-Weed (avevamo dubbi?) capaci di esaltare un determinato segmento di pubblico. Di per sé la cosa era prevedibile e nemmeno criticabile. Non è un mistero che la bella vita sia il vero obiettivo del suddetto rapper e lui non fa di certo nulla per mascherarlo. Se lo guardiamo da questo punto di vista, Khalifa è un capolavoro. Certo, fortunatamente un giudizio, più o meno oggettivo, non si può fondare solo su questo fattore.

Quest’album di per sé è vuoto e ripetitivo come pochi altri. La solita ottima produzione made in USA non riesce a risollevare le sorti di un disco che non ha nulla da dire sotto tutti i punti di vista. E’ musica per ragazzini, è vero, quindi è lecito non aspettarsi chissà quale grande profondità culturale nei testi o gusto estetico nei beat, ma non si può negare che Khalifa sia fondamentalmente la fotocopia della fotocopia della fotocopia di mille altri dischi rap. Non che io mi aspettassi qualcosa di diverso, sia chiaro.

Wiz Khalifa ha prodotto l’ennesimo album che venderà un grande numero di copie, complice la grande nomea che il suo autore si porta dietro da tempo immemore. Ciò però non fa di questo disco una raccolta di canzoni di qualità, sia chiaro. Anzi.