Tim Hecker, “l’ennesima creatura” della 4AD, nonché un uomo riservato che lascia parlare la sua musica per sé. Love Streams è la sua prodezza del 2016; l’album che lo sancisce definitivamente tra i migliori producers della storia della musica contemporanea. Canadese di nascita, ma vero spirito libero. Le sue produzioni sono figlie di una costante sperimentazione che lo ha portato ad indagare i meandri più oscuri di un universo rarefatto ed ipnotico. Benvenuti in Love Streams.

Quest’album si presenta sin dalle prime note dell’opening track -Obsidian Counterpoin- come un viaggio di strati sonori che si mescolano, con eleganza e maestria, fino a formare un vero e proprio “affresco elettronico” onirico. Un manifesto artistico che sta ad indicare la totale propensione del suo autore per i collage di sample e synth e la versatilità di un suono in grado di viaggiare fra diverse frequenze. È storia nota infatti che Tim Hecker abbia iniziato la sua carriera modulando il “rumore bianco” registrato da fonti radio. Un aneddoto che potrebbe far riflettere i più sulle reali capacità compositive del suo autore e, soprattutto, che rende giustizia al lavoro intrapreso per anni da lui stesso.

L’impressione, viaggiando attraverso le tracce seguenti, è quella che Tim Hecker abbia deciso di regalarci un album che difficilmente trova paragoni nella storia dell’elettronica contemporanea (e non), mescolando con la virtù di un veterano musica ambient, un leggerissimo accenno di Techno, lamenti evocativi quasi new age e la genialità repressa di gente come Aphex Twin o dei Future Sound Of London. Love Streams si può tutto sommato definire un lavoro a sé. Un disco che in ogni sua frazione regala attimi di incredibile virtuosismo; sia tecnico che stilistico.

L’ascoltatore è proiettato in una realtà parallela in cui la forma sonora si fa materia instabile e voluminosa. I synth si aprono come squarci di luce nell’ombra, illuminando una realtà tetra, quasi gotica, fatta di sussurri filtrati, di suoni metafisici, di anime che vagano senza sosta. In questo momento in cui la musica si annulla per formare qualcosa di più vivo. Arte, alcuni la chiamano, forse sbagliando. In questo disco c’è molto di più. C’è una visione (post) apocalittica dello spazio che ti imprigiona al suo interno e che non ti lascia più andartene.

Tim Hecker dimostra ancora una volta il suo genio riuscendo ad unire il virtuosismo tecnico -i subbugli elettronici di Music Of The Air- al sentimento di un uomo che, nonostante le apparenze glaciali riesce a comunicare sensazioni vere -Violet Monumental I e più in generale tutti i brani-. Ed è da questo punto che sarebbe logico cercare di comprendere appieno la capacità di questo artista di disegnare con ampie manate di colore acrilico un paesaggio caotico e nefasto come quello di Love Streams.

Difficile trarre delle conclusioni che non siano scontate. Tim Hecker è, ad oggi, uno degli artisti di punta della 4AD e di tutta la scena elettronica internazionale. Love Streams invece, con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, è un album che sostanzialmente segna un punto di non ritorno per la carriera del suo autore; un lavoro che sarà difficile replicare con altrettanta creatività e sincerità. Forse non stiamo parlando di un disco “pop” ma una volta che vi farete attrarre dalle sue dinamiche interne difficilmente riuscirete a passare ad altro. Ancora complimenti. Davvero.

 

Elia Preto Martini
Twitter: @epretomartini
In collaborazione con: HOME
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