33 dischi senza i quali non si può vivere. Titoli simili di solito evocano sentimenti contrastanti.

Da un lato, senza dubbio, risvegliano la nostra curiosità. Di quali capolavori si parlerà? Quanti tra essi potremo vantare di conoscere, quanti ne avremo ascoltati, quali non avremo neppure sentito nominare? Allora ci inoltriamo nella lista quasi per sfida, o magari per arricchire le nostre conoscenze.

Dall’altro lato, inevitabilmente, proveremo una certa diffidenza. Gli appassionati di musica lo sanno, queste classifiche sono sempre quantomeno… discutibili. Dalle “pietre miliari” di Ondarock alle tante top 100 di riviste come Rolling Stone, ci sarà per forza qualcosa che ci lascerà un po’ l’amaro in bocca. Davvero Mellon Collie and the Infinite Sadness è più bello di Siamese Dream? E secondo quale principio Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band sarebbe il disco più importante di tutti i tempi? E The Dark Side of the Moon, allora? Like a Rolling Stone è davvero la canzone più influente della musica rock? Più di Bohemian Rhapsody, più di Imagine, più di Stairway to Heaven?

Quando ci troviamo in disaccordo con i risultati di tali classifiche, sentiamo che il nostro senso critico viene messo in discussione; ci sentiamo punti nel vivo. E allora magari vogliamo capire quali parametri sono stati presi in considerazione, quali i metodi di selezione utilizzati. “Avranno mica fatto un sondaggio popolare? Ma fammi il piacere, ma che ne sa la gente? Lo sapevo, questi qui si occupano di trend, di mode, mica di musica!” O ancora: “Questo critico è troppo soggettivo, è evidente che un artista non gli piace e allora lo ha penalizzato. Ma come fai a non includere i The Jesus and Mary Chain? Sono i Velvet Underground del loro tempo, non considerarli significa mancare di una giusta proporzione delle cose!”

Ma insomma, come si fa a stilare una classifica dei tot dischi più importanti, delle tot canzoni più belle ecc.? Chi vi scrive non è neppure in grado di compilare una top 10 delle sue canzoni preferite: non aspettatevi una risposta da me.

Diamo piuttosto un’occhiata alla soluzione che provano ad offrirci Ernesto Assante e Gino Castaldo, conduttori radiofonici a Radio Capital e già autori dell’enciclopedico Blues, Jazz, Rock, Pop: il novecento americano.

 

33 dischi senza i quali non si può vivere si apre con una premessa:

 

 “Di fronte alla domanda: «Quali dischi portereste su un’isola deserta?» ciascuno ha da dire la sua, come per la Nazionale di calcio, le elezioni politiche e il festival di Sanremo. Dunque siamo davanti a una scelta che per definizione è arbitraria: se chiedessimo una lista del genere a mille persone avremmo mille differenti liste. La nostra è solo una delle possibili liste, e allora questo privilegio ce lo siamo presi per intero. I trentatrè dischi e un terzo che abbiamo scelto sono soprattutto quelli che «noi» ci porteremmo dietro ma che con una punta di presunzione pensiamo debbano essere pure i «vostri»; e ci basterebbe anche solo essere riusciti a convincere qualcuno di un paio di scelte apparentemente stravaganti.”

 

Si unisce quindi l’inevitabile soggettività nel parlare dei dischi che si ama, che rappresentano sogni e ricordi, che hanno accompagnato momenti importanti ad una necessaria oggettività, alla conoscenza dell’album e dell’artista, oltre che dell’intero panorama musicale moderno, in modo da sapere collocare l’opera nella giusta posizione. Parlando di Beatles, il già citato Sgt. Pepper’s è assente: al suo posto troviamo Revolver. Se siamo abituati a considerare Another Green World l’opera migliore di Eno, potremmo avere una sorpresa agrodolce nel vedere invece un capitolo dedicato ad Ambient I: Music for Airports.

Non troviamo compilation (troppo comodo, scrivono gli autori):  è presente una sola raccolta, più qualche album live, come il leggendario Live at the Lyceum di Bob Marley. E non si parla solo di rock, naturalmente, ma anche di reggae, jazz, ambient, elettronica, musica etnica… con un panorama musicale così vasto, non si può che lodare i due autori per lo sforzo eroico di selezionare, rimuovere, scremare fino ad ottenere una lista minimale (se si considera l’enormità del concetto stesso di musica moderna) ma completa, sfaccettata e sempre interessante.

 

Trentatrè album, quindi (più un singolo). Trentatrè recensioni, trentatrè come i giri/minuto di un lp; che sono altrettanti racconti, storie che ci danno una visione almeno parziale di quella che è la Storia della musica.

Un consiglio di lettura? Non fatevi spoiler, non sbirciate l’indice privandovi del piacere di scoprire la lista capitolo per capitolo. Leggetene uno al giorno. E prendetevi il tempo, ogni giorno, di ascoltare il disco in questione. Potreste scoprire qualcosa di nuovo, o ascoltare con orecchie diverse qualcosa che credevate di conoscere.

Quindi, devo chiedervi scusa. Non ci sono playlist per voi, questa volta. Perché? Mi sembra di avervelo già detto: per non privarvi del piacere della sorpresa. Oltre al fatto che scegliere un singolo brano da ognuno di questi album significherebbe spremere ulteriormente una lista che è già sintetica al massimo, praticamente perfetta. D’altro canto, non mi sembra neppure giusto lasciarvi a bocca asciutta, privarvi della possibilità di conoscere le trentatrè opere irrinunciabili di Assante e Castaldo. Certo che è un bel problema. Facciamo così: tra qualche riga elencherò le opere in questione. Lascerò  un ampio spazio bianco, ampio abbastanza da lasciarvi decidere se andare avanti, oppure fermarvi qui, comprare il libro e fare le cose con calma.

Proseguite a vostro rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

#1 Beach Boys, Pet Sounds

#2 The Beatles, Revolver

#3 Bob Dylan, Highway 61 Revisited

#4 Bob Marley, Live at the Lyceum

#5 Brian Eno, Ambient I. Music for Airports

#6 Caetano Veloso, Estrangeiro

#7 The Clash, London Calling

#8 John Coltrane, My Favorite Things

#9 Fabrizio De André, Le Nuvole

#10 Ella Fitzgerald, Sings the Cole Porter Songbook

#11 Frank Zappa, Joe’s Garage

#12 James Brown, Live at the Apollo

#13 Jeff Buckley, Grace

#14 Keith Jarrett, Köln Concert

#15 Kraftwerk, Autobahn

#16 Led Zeppelin, Led Zeppelin IV

#17 Marvin Gaye, What’s Going On

#18 Miles Davis, Kind of Blue

#19 Pink Floyd, The Dark Side of the Moon

#20 Robert Wyatt, Rock Bottom

#21 The Rolling Stones, Let It Bleed

#22 Talking Heads, Remain in Light

#23 Terry Riley, A Rainbow in a Curved Air

#24 U2, Actung Baby

#25 The Velvet Underground, The Velvet Underground & Nico

#26 David Crosby, If I Could Only Remember My Name

#27 Bruce Springsteen, Born in the U.S.A. 

#28 Jimi Hendrix, Electric Ladyland

#29 Prince, Sign o’ the Times

#30 Neil Young, Zuma

#31 Paul Simon, Graceland

#32 The Who, Who’s Next

#33 Elvis Presley, Elvis ’56

Bonus Track: John Lennon, Imagine

 

Al solito, buona lettura. E buon ascolto.

Nicola De Zorzi