Quando trovai sullo scaffale di una libreria un romanzo che vantava per autore il nome “Nick Cave”, la prima cosa che mi chiesi fu se non si trattasse di un banale caso di omonimia.
Non che ci sia nulla di strano in un musicista che si cimenti in altri rami artistici (basti pensare al David Bowie pittore). Ignorando il fatto che la prima fatica letteraria di Cave risalisse in realtà al 1988 e fosse un romanzo dal titolo “E l’asina vide l’angelo”, l’idea del bardo di Melbourne che si scopriva scrittore con questo “La Morte di Bunny Munro”, mi intrigava parecchio. Insomma, pur accertandomi che sì, si trattava proprio di quel Nick Cave, di quale Nick Cave stavamo parlando? Quello cupo e feroce, perso nel blues più oscuro e gotico, dei Birthday Party? Quello apocalittico di From Here to Eternity e The Firstborn Is Dead? Vi avrei trovato l’amore distruttivo di Let Love In e le femmes fatales di Murder Ballads? Avrei letto rabbia, disperazione, o ironia? Peccato e distruzione o redenzione?

Non mi stupii troppo nel rendermi conto che avrei incontrato, all’interno del libro, tutto questo e molto altro: le numerose sfumature della vita artistica, ma anche personale di Cave erano racchiuse nei personaggi e negli eventi di quello che doveva essere lo script per un film convertitosi poi in romanzo vero e proprio.
La storia è semplice: dopo il suicidio della moglie, Bunny Munro, commesso viaggiatore specializzato nella vendita di prodotti di bellezza, prende il figlioletto di nove anni Bunny Jr, tanto innocente e brillante quanto il padre è dissipato e senza speranza, e lo porta con sé in un viaggio che ha come giustificazione quella di “insegnare il mestiere” al bambino, ma il cui vero scopo è, senza che Bunny se ne renda davvero conto, la ricerca di una salvezza che si fa ogni giorno più lontana.

Come nella migliore tradizione del racconto on the road, il viaggio dei due Bunny sarà influenzato e definito da una serie di incontri: tutte le donne che Bunny-padre cercherà di adescare, per affari ma soprattutto per soddisfare la sua insaziabile libido, senza mai mostrare traccia di rimorsi o ripensamenti, anche se si tratterà di derubare una vecchietta cieca, o di violentare un’inconsapevole ragazza strafatta di eroina; il padre decrepito e il fantasma della moglie, uniche tracce tangibili del legame di Bunny con la sua vita passata e con il senso del dovere in relazione ad essa. E uno psicopatico killer di donne armato di forcone, la cui apocalittica scia di omicidi lo condurrà fino a Bunny; e forse questa linea di sangue non è altro che il riflesso più esplicitamente violento e sanguinario di ciò che Bunny stesso sta facendo con la propria vita e con le persone – soprattutto le donne – che ne restano coinvolte.

Il titolo è già di per sé un bello spoiler sul finale. Quello che spinge il lettore a proseguire nella lettura è la domanda: “come?”. La morte di Bunny Munro sarà un evento figurato e metaforico, dopo il quale a questo incasinatissimo antieroe spetterà una rinascita redentiva? Oppure Cave ucciderà davvero, e in modo tutt’altro che figurato, il suo personaggio? Passando dal disgusto alla compassione (e raramente ad una simpatia vera e propria), il lettore viene quasi sfidato a giudicare Bunny, che incarna, nel suo egoismo ed edonismo sfrenato, il lato peggiore dell’Uomo inteso come essere umano di sesso maschile.
Per quanto chi vi scrive non sia personalmente un grande fan del miscuglio lettura/ascolto musicale, avere una colonna sonora ad accompagnare certi momenti del libro sembra quasi d’obbligo. Starà poi al lettore decidere se lasciare la musica come sottofondo per le pagine scritte, oppure immergersi in essa, che sia per farne palliativo oppure sale da gettare su una ferita aperta, dopo i momenti più intensi.

Potremmo iniziare con Thisrty Dog, per poi passare a Your Funeral… My Trial. Alternare i toni struggenti di The Weeping Song a quelli seducenti di Loverman durante il viaggio on the road dei due Bunny. Aspettare la catastrofe con Avalanche, e una nuova salvezza con Into My Arms…
E poi, nel finale, qualsiasi sensazione vi abbia lasciato, vi sfido a non canticchiare, tra voi, sotto voce, le note agrodolci di New Morning…

Nicola De Zorzi