La discografia di Vessel è un viaggio nel mondo delle frequenze sonore: una ricerca che usa l’elettronica come piattaforma di lancio verso altri pianeti, anche lontanissimi. Le atmosfere rarefatte e la techno minimale del debutto, Order of Noise, a metà fra Nicholas Jaar e Jon Hopkins, hanno lasciato spazio ai ritmi industriali assillanti, decostruiti e più rifiniti di Punish, Honey. Ora, in Queen of Golden Dogs, Vessel cambia di nuovo traiettoria, e con l’esperienza maturata nei due dischi precedenti si prende qualche rischio in più giocando con tanti ingredienti diversi, non sempre mescolati nel modo giusto.

Che i nostri piedi siano poggiati su un terreno nuovo è evidente dai primi secondi del disco: “Fantasma” si apre con dei violini pungenti e svolazzanti che costruiscono un’atmosfera barocca riempita subito dopo da una sezione ritmica forsennata e da synth schizofrenici. Una scarica di adrenalina interrotta bruscamente dalla morbidezza e dalla quiete assoluta della seguente “Good Animal”, un interludio di calma prima della tempesta.
È il gioco di contrasti, sonori e ritmici, che Vessel utilizza come formula di base per costruire, concettualmente e sonoricamente, tutto il disco. In “Argo (For Maggie)” le frequenze elettroniche simulano strumenti acustici e gli strumenti acustici sono equalizzati e distorti per sembrare artificiali. Un tipo di lavoro che ricorda da vicino quello di un altro manipolatore seriale di suoni come Oneohtrix Point Never, anche lui amante dei clavicembali e delle atmosfere pseudo-medievali in salsa cyberpunk, come quelle di “Arcanum (For Christalla)”.

Ma Vessel aggiunge anche un altro strumento: la voce, che sembra aleggiare in tutte le tracce del disco, protagonista in “Zahir (For Eleonor)”, un intreccio di vocalizzi più o meno pitchati che fatica a suscitare qualcosa di più della stranezza, e in “Torno-me eles e nau-e (For Remedios)”, in cui c’è solo voce, armonie vocali incontaminate. Nel contrasto fra quest’ultimo brano e il seguente “Paplu (Love That Moves The Sun)”, una folle e lunga cavalcata fra complessi intrecci e arpeggi di suoni sintetici, la ricerca sonora di Vessel fra musica da ballo, stavolta più vicina alla raffinata EDM dei The Glitch Mob, e musica da camera, dà i suoi frutti migliori.

“Queen of Golden Dogs” è un disco densissimo, di suoni ma anche di citazione letterarie nascoste nei titoli, da Fernando Pessoa alla Maggie Nelson de “Gli Argonauti”, che a loro volta nascondo profonde riflessioni sul corpo e sullo spirito umano. Musicalmente però, sotto la pulizia sonora e una produzione variegata e sempre pronta a stupire e risvegliare l’ascoltatore con suoni ed effetti nuovi, sembra mancare una struttura melodica che elevi il disco da gioco di tecnicismi elettronici a opera artistica di grande valore, come le basi concettuali promettevano.

Il risultato finale è comunque uno dei dischi elettronici più interessanti del 2018, stracolmo di idee e trovate che illuminano ancora di più la strada, molto percorsa negli ultimi anni (vedi Tim Hecker o Nils Frahm), della sperimentazione fra un’elettronica matura e conscia del suo passato e forme sonore acustiche lontane. Un mix dal grande potenziale, ma anche difficile da gestire.