L’undici novembre è per la Polonia il Giorno dell’Indipendenza; in questa data si festeggia la ritrovata sovranità del Paese, acquisita dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Polonia fu reinserita nelle cartine geografiche dopo 123 anni di assenza.

Manifestanti a Varsavia per il Giorno dell’Indipendenza Polacco nel Novembre 2011

Quest’anno, in occasione del 99esimo anniversario del Giorno dell’Indipendenza polacco, Varsavia ha visto le sue strade riempirsi di manifestanti. La città polacca ha infatti dato asilo al più grande ritrovo di estrema destra in Europa fino ad oggi, occasione alla quale si sono unite varie personalità, come Roberto Fiore (leader di Forza Nuova), Tommy Robinson (ex leader dell’England Defence League) e Laszlo Toroczka, (esponente di Jobbik, partito xenofobo ungherese). Il ritrovo è stato organizzato dall’estrema destra polacca e ha contato circa 60.000 partecipanti, tra cui moltissimi giovani (a volto coperto e non) e famiglie.

Non è la prima volta che gruppi di destra o di estrema destra hanno organizzato dimostrazioni durante il giorno dell’Indipendenza nazionale polacca, anzi, eventi di questo tipo sono presenti da anni. Tuttavia, inizialmente i partecipanti si potevano contare nell’ordine di qualche centinaia; questo genere di manifestazioni è quindi cresciuto in termini di popolarità, e questo processo è stato senza dubbio favorito e accellerato dalla minore resistenza operata delle forze dell’ordine in seguito alla vittoria del partito Diritto e Giustizia nel 2015.

Jaroslaw Kaczynski, leader del partito Diritto e Giustizia

I manifestanti hanno intonato cori e slogan, dal famoso “Dio, onore, patria” (citato anche da Trump durante la sua ultima visita in terra polacca), ad altri più controversi, mentre marciavano per le vie della città con bandiere polacche e fumogeni rossi alla mano. Hanno preso parte al corteo anche esponenti del partito di governo, Diritto e Giustizia; il ministro dell’Interno Marius Blaszczak ha definito la marcia “un bello spettacolo”. “Siamo orgogliosi del fatto che cosi’ tanti polacchi abbiano deciso di prendere parte ad una celebrazione collegata con il giorno dell’Indipendenza”, ha ribadito. La stessa emittente televisiva pubblica polacca, TVP, ha fatto riferimento ai partecipanti come a “patrioti che hanno espresso il proprio amore per il Paese“.

Manifestanti durante la marcia a Varsavia organizzata dall’estrema destra

Ciononostante, non tutti sono stati d’accordo con la marcia dell’unidici novembre; migliaia di manifestanti (circa 5000) hanno protestato contro l’appropriazione della festa nazionale ad opera di militanti di estrema destra, unendo la loro preoccupazione a quella espressa dai media mainstream polacchi ed internazionali. Gli oppositori alla marcia dell’estrema destra non hanno però ricevuto lo stesso trattamento dei loro avversari, poichè molti di loro sono stati arrestati o fermati con l’accusa di ostacolare la Marcia dell’Indipendenza.

Nel frattempo, il governo polacco non ha espresso alcun tipo di inquietudine nei confronti della manifestazione, durante la quale sono stati promossi anche ideali anti-islamici, anti-omosessuali e anti-europei. Il leader del partito di governo, Jaroslaw Kaczynski, ha denunciato i toni razzisti dell’evento dichiarandolo però allo stesso tempo un “meraviglioso esempio di patriottismo”.

Il simbolo della falange nazional-radicale, gruppo politico nazionalista e fascista

Le conseguenze che questa vicenda avrà sul piano diplomatico internazionale non sono ancora chiare, dal momento che molti personaggi istituzionali al di fuori della Polonia hanno espresso il loro rammarico e il loro disappunto nei confronti della manifestazione. In particolare, il portavoce del ministro degli Esteri israeliano Emmanuel Nahshon ha affermato che “Si tratta di una marcia pericolosa, organizzata da elementi estremisti e razzisti”, aggiungendo “L’auspicio è che le autorità polacche operino contro gli organizzatori. La storia insegna che questi fenomeni di odio razziale vanno affrontati rapidamente e in maniera determinata”.

Nonostante il disappunto e l’indignazione scatenate a livello internazionale dalla marcia dell’undici novembre, questi fenomeni non sono nuovi in Polonia; da anni nel paese sta montando un clima xenofobo e di tensione, con l’Ong “Never Again” che parla di almeno 50 morti per motivazioni razziali nell’ultimo decennio. Non si tratta nemmeno di una questione isolata, poichè quello polacco è un caso emblematico del contesto post-socialista dell’Europa orientale.

Alimentata da un forte sentimento anti-russo, la Polonia ha conosciuto un periodo di instabilità politica che ha dato modo, agli inizi degli anni 2000, a partiti xenofobi e di estrema destra di formarsi e raccogliere consensi, forti anche dei grossi squilibri sociali del paese.

Del resto, come ha dichiarato  Robert Bakiewicz, uno degli organizzatori della sfilata del giorno dell’Indipendenza; “Vogliamo ricordare a tutti che la Polonia resta il bastione della fede e della religiosità in Europa”. Senza dubbio, gli avvenimenti di questo novembre possono essere preoccupanti ma non sono sicuramente scioccanti; la politica polacca vede un predominio delle destre da quasi due decenni, e il fatto che fin’ora non se ne fosse parlato (abbastanza) non cambia la realtà dei fatti. D’altra parte, l’Europa intera sta osservando un aumento esponenziale delle ideologie di estrema destra.