Ignorati o abusati spudoratamente, i punto e virgola sono recentemente “tornati alla ribalta” per un’iniziativa sociale che li ha visti protagonisti – loro e chi li possedeva – di un messaggio molto importante: non fermarsi davanti alle difficoltà. È così che un segno di punteggiatura un po’ abbandonato in Italia, e certamente quasi inesistente all’Estero, rientra nell’utilizzo di massa, ma in una veste del tutto rinnovata.

A volte potrebbe capitare di lucidare lo schermo nel tentativo di capire se la virgola è una briciola non ben identificata o se invece semplicemente si tratta di un utilizzo sconsiderato dei punti. Ma che cos’è – o che cos’era – questa coppia di macchie sul testo? Il punto e virgola indica la fine del concetto espresso nella frase al cui termine si trova il segno di interpunzione in questione; tale concetto si ricollega alla più grande idea di cui tratta l’intero periodo. Il punto e virgola non indica perciò né la fine dell’idea generale (come farebbe il punto), né la continuazione del concetto minore (che costituisce il ruolo della virgola), ma qualcosa di intermedio tra queste due funzioni. Questo segno risulta perciò utile nei periodi lunghi e complessi, ricchi di ramificazioni difficili da controllare. Un uso collegato è quello, per esempio, all’interno di un inciso tra parentesi, dove il punto fermo generalmente non si usa. In poche parole, il punto e virgola è utile a mettere ordine in periodi lunghi che riguardano lo stesso argomento, in quelle espressioni che si dilungano per chiarire un concetto, senza dover necessariamente terminare il periodo.

I segni di interpunzione inventati in Italia ormai oltre cinque secoli fa, in pieno Rinascimento, sono pressoché inutilizzati all’estero, tranne per piccole eccezioni che hanno un diverso significato rispetto all’origine del segno di punteggiatura cinquecentesco. Ignorato anche dagli stessi Italiani, il punto e virgola è divenuto ultimamente un’immagine molto importante e dal significato profondo. Perché rappresenta un’interruzione, un momento statico e la successiva continuazione di un percorso.

È questo il significato del “punto e virgola” che è divenuto virale nei principali social network, da Twitter a Instagram, attraverso le fotografie del simbolo, tatuato sul corpo: andare avanti e non fermarsi al punto, “continuare il concetto” e continuare la vita… con la virgola. Si tratta del simbolo alla lotta contro la depressione, il panico, lo stato d’ansia, la paura di vivere e tutti i malesseri che possono sfociare in vie di fuga quali la droga e l’alcol, fino a gesti autolesionistici anche gravi, come il suicidio. Un buon consiglio sarebbe “se non sapete utilizzarlo, tatuatelo per una buona causa”.

La rappresentazione grafica è il tatuaggio, il “messaggio sociale” per antonomasia. Il tatuaggio non è solo un promemoria per quei diretti interessati che hanno messo un punto e una virgola nella loro vita, superando certi problemi; è anche un simbolo di solidarietà a coloro che soffrono di disturbi e patologie depressive. È in questa maniera – antropologicamente affermata – di comunicare uno status o un messaggio diretto all’osservatore, che il punto e virgola tatuato si è diffuso per la prima volta: una campagna internazionale risalente al 2013, “The semicolon project”, incoraggiava quanti soffrissero di ansia o depressione a tatuarsi il simbolo su una qualunque parte del corpo – principalmente sul polso, perché visibile più facilmente – in modo da ricordare a se stessi e agli altri che nonostante le difficoltà bisogna combattere e andare avanti.

In quest’ottica due protagonisti della serie 13 Reasons Why, Alisha Boe e Tommy Dorfman, insieme alla produttrice del telefilm Selena Gomez, si sono tatuati sul polso il simbolo del punto e virgola, soprattutto per il successo di pubblico che ha avuto la serie incentrata su tematiche forti come bullismo, depressione e violenza. Un modo originale per festeggiare, oltre che un corretto utilizzo della punteggiatura.