Siamo piombati in una delle stagioni  più romantiche dell’anno all’interno della quale piano piano si risvegliano sentimenti, vecchie nostalgie e diciamocelo fino in fondo, la solitudine aumenta a dismisura. Si crea quella sensazione di vuoto incolmabile che fino al mese precedente non aveva manifestato alcun problema, anche perché a riempire il vuoto c’erano ricche dormite e piumoni caldi, mentre ora, a sottolineare il barato, ci sono soleggiate giornate ed interminabili domande  davanti all’armadio. Ora però è arrivato il momento di lasciare i nostri letti e di parlare dell’artista, o meglio, del  gruppo di oggi. Hanno alle spalle ben 7 album ed una attività segnata da partecipazioni importanti come quella al bridge di FourFive Second di Drake, la collaborazione con Solange per la produzione di A Seat At Table, Rihanna ed udite udite Björk; loro sono i Dirty Projectors capitanati da David Longstreth.  

Dopo 5 anni di silenzio sono tornati con un album dissonante rispetto ai che precedenti che, essendo omonimo, ha segnato non solo un punto fermo per la band, ma sopratutto una viva rinascita musicale ed emotiva. La loro implosione è coincisa con la separazione dell’headliner dalla compagna di vita Amber Coffman ed infatti “Dirty Projectors” suona malinconico e vive dell’enorme buco nero dentro il quale il Longstreth si è trovato, un album che esplora tutta la gamma cromatica delle sonorità non solo nell’uso di una quantità spropositata di strumenti, ma attraversandone tutti gli stati emotivi. 

Il pezzo che ho scelto per voi oggi è Winner Take Nothing, magari uno dei più slow all’interno dell’album, uno dei più normali, che racchiude però al suo interno una consapevolezza legata alla fine di un legame importante che non è da sottovalutare. L’amore è stato usato, consumato, sopravvalutato dai cantanti di ogni epoca, ecco in questo caso, o meglio in questo brano, è stato preso tale e quale alla sua versione reale. Si è smesso di fantasticare storie d’amore struggenti con finali improbabili e si è iniziato a parlare della realtà. Si è iniziato a parlare della concretezza dei proprio errori, del limiti umani ai quali si può arrivare in una storia d’amore, delle pretese delle aspettative, tutte frantumate davanti alla frase: “Winner Take Nothing”:

“Winner take nothing
Fighting we can only lose
Winner take nothing
Killing me and killing you”

Questo ritornello straziante è il fulcro centrale di tutto il pezzo, David lo grida a mezza voce, rivelando un falsetto encomiabile e sopratutto una base a degno supporto. Base che prende quei due o tre cambi di direzione con introduzione di un delizioso xilofono a sostegno del Longstreth, che in tutto l’album attraversa le critiche fasi della separazione; lo sconforto iniziale, la rabbia ed infine la consapevolezza che arriva silenziosa e portatrice di una serenità che conserva però quell’amaro in bocca, ricco di “ma e se”. David forse non riuscirà a riconquistare la propria compagna e fonte di ispirazione, quello che però è riuscito a fare durante “l’elaborazione del lutto” è stato un album dissonante e disorientante che rispecchia esattamente lo smarrimento dovuto ad una perdita. I suoni sono striduli e i cambi continui, un sali e scendi altalenante che riesce a smuovere gli animi e magari a farvi anche prendere una decisione azzardata come il lasciare a casa il telefono per esplorare il mondo là fuori, non si sa mai che possiate incontrare la vostra anima gemella.

Elisa Donato