Sith e Jedi. Primo Ordine contro Resistenza. La Forza e il suo lato oscuro. Nell’ultimo episodio di Star Wars ci sono tutti gli ingredienti che hanno dato vita alla saga fino a oggi, ma c’è un qualcosa in più che contraddistingue questo episodio dagli altri. Fino ad ora, infatti, quando una spada laser azzurra e una rossa si scontravano, era immediato capire: lato buono/lato cattivo, luce e oscurità, ma l’episodio VIII forse sancisce il vero equilibrio e mette in mostra quello che è il lato cattivo della parte buona.

Siamo sempre stati abituati a vedere che nel lato oscuro ci fosse un seme di luce (esempio più lampante: Darth Vader, anche se sarebbe necessario ampliare il discorso), ma mai a vedere che nel lato buono della forza ci potesse essere una voragine profonda e oscura in cui la Forza stessa poteva venire risucchiata. E adesso, in questo film, Rian Johnson (regista di alcuni episodi di Breaking Bad) ci mette proprio davanti a quella voragine.

Praticamente il manifesto della filosofia dello Yin e Yang, rispettivamente il lato oscuro della collina e il lato luminoso della collina, secondo cui niente può essere completamente Yin o completamente Yang, perché entrambe le parti nascondono al loro interno il nucleo per dar vita al proprio opposto.

Non solo, questo episodio dà in qualche modo voce ai suoi nuovi produttori, che attraverso i dialoghi dei personaggi e la trama stessa del film cercano di farci capire che la saga, per come la conoscevamo, è finita.

Per tutta la durata dell’episodio infatti, il tema ricorrente è quello della distruzione del passato. I Jedi devono cessare di esistere, le maschere devono essere fatte a pezzi, conoscere le proprie origini è superfluo, voltarsi indietro è uno spreco di tempo. Bisogna guardare avanti, c’è l’esigenza di stabilire un nuovo equilibrio, delle nuove regole, dei nuovi eserciti; insomma, un futuro nuovo.

Dal lato tecnico, la regia è molto interessante. Sì, c’è qualche scena “destabilizzante” e alcuni tratti della trama sono marcati al punto tale da renderli noiosi (il politically correct piace a tutti, ma quando è troppo ostentato appare forzato e ha l’effetto opposto), ma alcune scene donano al film una profondità psicologica non indifferente e soprattutto, una scenografia che non si ferma solo ai classici paesaggi galattici, ma che si carica di significato in più di un punto.

Gli ultimi minuti dell’episodio, per citare l’esempio più iconico e meno a rischio spoiler, si svolgono su un pianeta di sale di una luminosità accecante, se non fosse che sotto la superficie candida e iridescente, si cela un terreno polveroso rosso sangue. Di nuovo un riferimento al lato cattivo che si nasconde sotto quello buono e un’ottima scelta scenografica, forse tra le migliori della saga.

Creature di cristallo

Per quanto riguarda i personaggi autoctoni dei vari pianeti, per cui   Star Wars tra le altre cose è famosa, non siamo rimasti delusi. A parte i già famosi Porg, il cui uso nella pellicola è stato decisamente abusato, il tocco di classe sono le Creature di cristallo sul pianeta di sale, mentre per quanto riguarda gli esseri più geniali e carichi di verve comica sicuramente le custodi di Ahch-To ricoprono un ruolo di prim’ordine nel film.

Altra scelta che si rivela sempre più azzeccata a livello di trama è  Kylo Ren. Sicuramente un personaggio controverso e che ha generato più di qualche lamentela sin dall’episodio VII, in realtà è forse il personaggio più vero di tutto il film. Persegue un obiettivo, fallisce, si rialza. Fa scelte che lo destabilizzano emotivamente e che si ripercuotono sulle sue convinzioni, è immaturo, impulsivo, egocentrico e proprio per questo molto ostinato e pertinace in tutto quello che fa. L’attore, Adam Driver, non è stato scelto a caso: un ragazzo normale, dal volto pulito, che cerca di ostentare la sua forza nascondendosi dietro una maschera e impugnando una spada laser fiammeggiante, frutto di un cristallo instabile. Proprio come Kylo.

Infine, non si può dimenticare di citare la partecipazione alla pellicola di Benicio del Toro (21 grammi, Sin City) e Laura Dern (Inland empire, The founder). Del Toro veste i panni di un hacker di sistema, giocatore d’azzardo su un pianeta che sarebbe una sorta di Montecarlo galattica, mentre Laura Dern i panni di eroina al servizio della Resistenza. Due cameo ben fatti e molto graditi che hanno contribuito ad alzare l’asticella di questo film. Con del Toro era un colpo sicuro, d’altronde.

Cosa manca in questo episodio?

Forse il problema è che non manca quasi nulla, a parte una maggiore compattezza nella trama che a causa delle sue molte sfaccettature e, soprattutto, dei suoi innumerevoli personaggi, risulta ridondate in alcuni punti e quasi tirata a forza in altri. Si vede molto che nel pentolone della sceneggiatura si è cercato di accontentare un po’ tutti: dai vecchi fan della saga, ai nuovi, quelli più giovani. Nel complesso il risultato è articolato bene, ma non è sbagliato pensare che nel prossimo episodio si cercherà di fare un po’ più di ordine.

In conclusione, si potrebbe dire che questo episodio è in lizza per essere dichiarato il più umano della saga. I personaggi, soprattutto i più impensabili, ci mostrano la loro parte debole, c’è contatto tra i due lati della forza che per una volta non sono più direttamente in conflitto tra loro, ma cercano di capirsi a vicenda, quasi a stipulare un’alleanza tra bene e male. Due concetti che si rivelano essere obsoleti e privi di significato in questo episodio.