“Ma che bello ballare con gli Spoon!” Dovrebbero fare le magliette con questo slogan, almeno così qualcuno in italia se li cagherebbe e farebbero qualche concerto anche qua invece di snobbarci nel loro tour europeo. Insomma non sono Rihanna ma neanche il gruppo di fighetti del momento. Stanno li, nell’olimpo dell’indie americano e neanche le mode li fanno cadere.

Mettiamo le cose in chiaro: “Hot Thoughts” non cambia la vita a nessuno. Né a chi l’ascolta né agli Spoon, che dopo vent’anni di carriera non devono dimostrare niente. Quindi non sperate in un’epifania joyciana mentre lo ascoltate, perché non vi illuminerete. Vi verrà voglia di ballare però, di andare fuori la sera a ubriacarvi e mandare affanculo gli impegni. Gli Spoon sono un gruppo che ha sempre pubblicato album buoni, forse non eccezionali, ma che hanno offerto degli spunti interessanti per chi li segue. Il nono album esce sotto la Matador records, una delle etichette indie più fighe al momento, con la quale avevano pubblicato il loro primo album “Telephono” nel 1996. E tra i produttori compare Dave Fridmann, un uomo che ha lavorato con Flaming Lips, Mogwai e Sleater Kinney tra i tanti, quindi che l’album sia fatto bene è un dato oggettivo.

Hot Thought scorre bene nelle sue 10 tracce, tutte al di sopra delle banalità del rock radiofonico. Fanno molto le rockstar sexy, soprattutto nei due singoli “Hot thoughts” e “Can I sit next to you” tra funky (d’altronde amano Prince), garage rock e post punk. Se guardate Shameless avrete già sentito “I Ain’t the One” nel finale della settima stagione, una delle canzoni più riuscite di Britt Daniel, orecchiabile e malinconica al punto giusto, con una melodia avvolgente e un beat molto possente. Ci sono anche canzoni più particolari, un esempio è “Pink Up” che ti tiene inchiodato alle cuffie per scoprire suono dopo suono un’atmosfera splendidamente onirica o la finale “Us” con flussi di trombe e beat scuri.

Ok, “Shotgun” se la potevano risparmiare perché sembra di sentire i Kasabian suonare “I Was Made For Lovin’ You”, però per il resto “Hot Thoughts” è un album che piace, non troppo azzardato ma neanche scontato. Da un lato sono sempre loro, figli della cultura new wave e dell’indie di inizio secolo, dall’altro c’è qualcosa in più del solito post-punk o da una musica modaiola, qualcosa tra melodia e sperientazione, tra pattern elettronici e suoni notturni.