Nel pop nessuno inventa nulla.

Proprio come i grandi mammiferi si tengono stretti il retaggio genico di qualche sbiadita parentela evolutiva con echinodermi o crostacei, nella musica popolare il contributo di chi ci ha preceduto temporalmente non passa mai invano. Nel pop si omaggia, nel hip hop si celebra, nell’elettronica si cita, insomma: dietro una grande canzone, molto spesso, c’è un’altra grande canzone. 

Anche quest’anno il fronte del sampling ci ha regalato tante dolci madeleines sonore. Questa breve lista di epifanie nasce dopo pomeriggi di malessere e sensi di colpa molto proustiani. Qualcuna, prepotentemente impostasi nelle radio e nei listoni di Spotify, ce l’ha fatta. Qualcun’altra, più timida, no.

KANYE WEST – FADE

Kanye è uno che ci tiene a farti sentire inadeguato.

Prima si autoproclama Padreterno, poi ti vuole vendere le scarpe a 900 $, poi fa un video con tale Teyana Taylor per assicurarsi che d’ora in poi, guardandovi allo specchio e non riuscendo a riconoscervi come conspecifici della signora Schumpert, tu e ⅞ dell’umanità dobbiate ascrivervi, più correttamente, al phylum dei Molluschi.

Severo ma giusto, direte voi.

Sì, e anche un po’ tamarro. Perché nella splendida traccia di chiusura del suo The Life Of Pablo (più tardi verrà aggiunta alla tracklist anche Saint Pablo) fanno bella mostra due pietre miliari della scena house di Chicago e New York. L’incedere felino di Fade è gentilmente offerto da quel gran pezzo che è Mystery Of Love dei Fingers Inc (1986), al secolo Larry Heard e Robert Owens (le stesse menti illuminate dietro Can You Feel It, vero e proprio manifesto della House Music).

Dulcis in fundo, un mantra Strictly Rhythm dell’anno domini 1995: la splendida voce di Barbara Tucker prestata al capolavoro Deep House degli Hardrive, Deep Inside.

Brividoni.

BEYONCE’ – HOLD UP

Nel 2002, anno della diaspora delle Destiny’s Child (evento da cui non sono certa di essermi mai ripresa), c’è stato un momento in cui, seppur cautamente, sembrava ragionevole credere che la Survivor del gruppo non sarebbe stata Queen Bey bensì Kelly Rowland. Appurato che il destino dell’R’n’B non sarebbe passato dalle mani di una che messaggiava Nelly usando Excel ( per poi lasciarsi sopraffare dallo sconforto quando quest’ultimo tardava a risponderle), posso dire di non aver fatto fatica ad accettare Beyoncé come legittima erede al trono lasciato vuoto da Aaliyah. Lemonade, lanciato su Apple Music con un’operazione di marketing in stile blitzkrieg, è un disco zeppo di spunti che mi ha regalato ore assai proficue su Who Sampled.

Hold Up, che nel ritornello pesca senza malizia da un grande classico dei primi anni 2000, Maps degli Yeah Yeah Yeahs (anche se pare che la fonte diretta d’ispirazione sia stata un tweet di Ezra Koenig dei Vampire Weekend), è costruita sopra un sample di una insospettabile ballata (piuttosto tongue in cheek a dire il vero) di Andy Williams, un ragazzone dell’Iowa che nel 1957 con questa Can’t Get Used to Losing You deve aver creato parecchi turbamenti.

DANNY BROWN – AIN’T IT FUNNY

Quando ci decideremo a prendere sul serio Danny Brown e a nominarlo Umano più Fico di Tutti i Tempi sarà, purtroppo per noi, sempre troppo tardi. Tuttavia, gli happy few che hanno avuto il piacere di ascoltare il suo ultimo disco, Atrocity Exhibition (omaggio esplicito ai Joy Division), si saranno certamente accorti di questo pezzo, la cosa più simile ad un giro sulla Batmobile che questa noiosa vita ci possa offrire.

Gli autori del sample che porta a casa il miracolo sono nientemeno che Nick Mason (sì, proprio quello dei Pink Floyd) e Carla Bey, che nel 1981 dettero alle stampe Nick Mason’s Fictitious Sports, un agglomerato di roba pazzesca tra cui spicca proprio una certa Wervin.

KAYTRANADA – LITE SPOTS

Il giovane produttore canadese ha fatto breccia nel mio cuore fin dal primo mixtape, e il suo disco d’esordio, 99,9%, non poteva mancare in questa lista. Vuoi perché il ragazzo non fa mistero di ispirarsi al maestro Madlib, vuoi perché i risultati sembrano incoraggiare il paragone, Lite Spots (accompagnata tra l’altro da un video strepitoso) è probabilmente uno dei pezzi meglio prodotti dell’anno.

L’atmosfera carioca nasce dal campionamento di un brano del 1973 di Gal Costa, Pontos de Luz, che i più attenti avranno riconosciuto appartenere ad un brano proprio di Madlib, Salvador.

DRAKE – ONE DANCE

Drizzy porterà pure sfiga a tutti gli sportivi che sceglie di seguire ma quando sceglie un sample state pur certi che farà i botti. Dopo aver regalato una nuova giovinezza a Timmy Thomas con Hotline Bling (esclusa dalla lista perchè uscita nel 2015), il nostro ha stracciato ogni precedente record di streaming con One Dance.

Eppure, sotto l’apparenza scialba, One Dance cela un cuore coatto.

Do You Mind di Kyla (di cui i più attenti ricorderanno una cover ansiogena fatta dai The xx) sembrerebbe una delle tante hit minori che attraversano senza segni particolari la storia della musica leggera, eppure, racchiude in una formula squisitamente pop elementi soca, calypso, bassline tipici dello UK funk: un cavallo sicuro tanto per l’Oceana quanto per un soundsystem al Carnevale di Notting Hill (un po’ come è successo per Booo! di Ms Dynamite).

CHILDISH GAMBINO – REDBONE

Quest’anno Donald Glover le ha azzeccate proprio tutte. Atlanta è una delle serie rivelazione del 2016 e l’hype per il suo ultimo disco, Awaken, My Love!, non potrebbe essere più alto di così. Redbone è uno di quei pezzi in cui vorresti traslocare per sempre, crogiolarti tra le linee di basso e flirtare con la vita con la voce pitchata.

Unsurprisingly, tanta figaggine non nasce dal niente. Dietro ci sono George Clinton, Bootsy Collins e Gary Cooper, la Bootsy’s Rubber Band che nel 1976 ha dato alle stampe quel gran disco che è Stretching Out In Bootsy’s Rubber Band dove trova alloggio anche I’d Rather Be With You.

BONUS: BLOOD ORANGE – DESIREE

Sostenendo io in prima persona la nobile battaglia per l’introduzione di Paris Is Burning nei programmi scolastici di tutto il Regno, non ho potuto trattenere una lacrimuccia ascoltando Desirée.

A dimostrazione che un posto per i dischi belli e per Angie Extravaganza si trova sempre.