Konnichiwa è l’ultimo lavoro (uscito a maggio 2016 per la Boy Better Know) di Skepta, uno dei rapper più interessanti del panorama internazionale. Oggi cercherò di raccontarvelo con semplicità ed immediatezza. Ecco voi i 5 punti che seguirò per farlo:

  1. Chi è Skepta? Cosa ha pubblicato prima di questo album?
  2. Il disco: tracce migliori
  3. Il disco: tracce peggiori
  4. Vale la pena ascoltarlo?
  5. Conclusioni

1. CHI È SKEPTA?

Josephd Junior Adenuga, meglio conosciuto come Skepta, è un artista hip hop inglese di origini nigeriane. Dopo gli esordi come DJ ha iniziato a concentrarsi sul rap. Niente di nuovo, se non per il fatto che è riuscito a sdoganare oltreoceano il grime (genere derivante dall’UK garage) con la sua crew e label Boy Better Know nella quale spiccano Jme (fratello del suddetto) e Wiley. Un genere, il grime, che hanno portato avanti negli anni con costanza e coerenza, ma che solo ultimamente sta riscuotendo grandi plausi dalla critica e dal pubblico. Un genere che ha raggiunto anche il nostro paese, il cui unico rappresentante per ora rimane Rasty Kilo. E per coloro che si staranno chiedendo cosa diamine sia il grime è semplicemente un genere che unisce la storica tradizione elettronica inglese con il rap

2. IL DISCO: TRACCE MIGLIORI

Ed eccoci finalmente a Konnichiwa. L’hype intorno a quest’album era veramente altissimo, vuoi perchè l’ultimo di Skepta risaliva al 2011 (Doin’ It Again), vuoi perchè doveva sancire la definitiva ribalta del grime, vuoi perchè personaggi del calibro di Kanye West e Drake avevano espresso la loro ammirazione per la crew del microphone champion.
All’ascolto spiccano in particolare le tracce più prettamente grime, spesso e volentieri accompagnate da melodie sinistre: una su tutte “Man”, momento più alto dell’intero disco. Prodotta da Skepta (notevole il sample da “Regular John” dei Queen Of The Stone Age) e diretta contro tutti quei fake friend che vorrebbero sfruttare la fama della crew. Seguono su questa scia la title track (con i vocals di Fifi Rong) e l’incredibile hit “Shutdown” (scusate le 18 milioni di visualizzazioni). L’accoppiata col fratello Jme risulta vincente in “That’s Not Me” dove parla del proprio rapporto con l’industria musicale.
Discorso a parte per “Numbers” che si avvicina maggiormente al rap americano. Il tutto grazie alla sapiente mano di Pharrell Williams (dimenticatievi di “Happy”).

3. IL DISCO: TRACCE PEGGIORI

Per quanto il disco si mantenga su ottimi livelli sono presenti alcune note dolenti. Una su tutte “Ladies Hit Squad” brutta copia di “Hotline Bling” che poteva benissimo essere scartata. Anche “Text Me Back”, in cui rivolge le proprie scuse a una probabile ex fidanzata, risulta sottotono.

4. VALE LA PENA ASCOLTARLO?

La risposta è sì. Le ragioni sono molteplici ma in particolare perchè rappresenta il manifesto di un genere che sta pian piano acquisendo lo spazio che si merita e di cui sentiremo parlare ancora parecchio. Gli amanti del rap potrebbero trovare qualcosa di nuovo e di interessante così come gli assidui ascoltatori dell’elettronica made in UK.

5. CONCLUSIONI

Konnichiwa risponde alle alte aspettative proponendo proprio quello che tutti stavano aspettando: un album grime come si deve in grado di portare finalmente al centro dell’attenzione la scena hip hop inglese. Flow e delivery da far invidia a chiunque e bassi potenti e ignoranti (nell’accezione più positiva del termine). Questi gli ingredienti della formula magica di Skepta che si dimostra, oltre che un ottimo rapper, anche un ottimo producer. Purtroppo il connubio rap ed elettronica rappresenta un arma a doppio taglio, poichè se da un lato offre qualcosa di nuovo all’interno della scena, dall’altro il rischio è quello di peccare in ripetitività. Rischio che viene corso in diversi passaggi del disco.

Filippo Greggi