Ad un solo anno di distanza da “Star Wars”, i Wilco sfornano Schmilco, album appartenente alle sessioni in studio dell’anno scorso che però prende le distanze dalle sonorità del suo predecessore. Vi racconteremo, come sempre, tutto il necessario in cinque punti.

Chi sono i Wilco?
Il disco
Tracce migliori
Esempio di sé stessi
Conclusioni

CHI SONO I WILCO?

Jeff Tweedy dopo lo scioglimento degli Uncle Tupelo, nel 1994 decide di fondare i Wilco. Mentre all’inizio la band era solita rifarsi allo stile e alle sonorità tipiche del vecchio gruppo di Tweedy (“A.M.”, loro primo album, è un chiaro esempio) cominciò poi con “Being There” a prendere piede quell’avvezzo folk-alternative che ha distinto le loro uscite e il loro modus operandi fino ad oggi. Nel 1996 “Being There”, fu il disco che cominciò a far conoscere la band e a creare il primo vero e proprio seguito di fan, ma sopratutto che mise in evidenza la vena sperimentale del gruppo. Subito dopo l’uscita dell’album Max Johnston lasciò la band per unirsi ai The Gourds. Uno dei momenti più importanti della storia dei Wilco arriva con “Mermaid Avenue”, produzione che li vide collaborare con Billy Bragg. Il lavoro dei Wilco fu quello di comporre musica per dei testi Woody Guthrie che non avevano mai visto la luce, il tutto in uno stile nuovo e contemporaneo che fu accolto con giubilo dalla critica. Seguirono poi “Summerteeth” e “Yankee Hotel Foxtrot”, loro successo commerciale che vendette cinquecentomila copie negli Stati Uniti. “A Ghost is Born”, “Sky Blue Sky”, “Wilco (the album)” e “The Whole Love” appartengono al passato recente dei Wilco, che in questi anni hanno portato avanti delle sonorità uniche nel panorama contemporaneo.

IL DISCO

Dopo questo breve exursus storico, veniamo al disco. I Wilco in queste ultime due decadi non hanno potuto far altro che far da esempio e sopratutto essere da esempio per loro stessi, ma su questo torneremo poi in seguito. Schmilco (la cui cover art è stata realizzata dall’artista spagnolo Joan Cornellà), è l’ennesima riconferma di come questa band riesca ad essere genuina anche quando la sperimentazione viene un attimo accantonata. L’album è di base una produzione che verte sull’acustica, con sprazzi rari di elettronica (qualche accenno in “Common Sense”), e lontana dall’ultimo “Star Wars”. Schiacciando play a questo album ci si ritrova inevitabilmente in uno scenario autunnale, agreste e dolcemente folk. Sembra quasi un disco di altri tempi, di quando la band era alle prese con “Mermaid Avenue”, con un fare però divertente e divertito, senza abbandonare quel velo di malinconia che da sempre li ha distinti. E proprio in riferimento al passato folk, il disco si apre con “Normal American Kids” , continuando con “If I Ever Was A Child” (fra l’altro, uno dei due singoli che ha anticipato il disco) che subito mette in risalto la verve spassosa di questo album. La frenesia sale poi con “Cry All Day”, alla quale viene poi posta un freno con “Nope”, scanzonato pezzo acustico spossato da qualche incursione di chitarra elettrica. I testi di questa produzione sono eccellenti, degni della solita scrittura di Tweedy, fatto che appare più che palese ascoltando le note tenui di “A Long Goodbye”. Un disco che più lo si ascolta e più penetra anima e cuore, frutto sopratutto del fatto che la band senta e faccia del tutto proprie le sue fatiche.

TRACCE MIGLIORI

“If I Ever Was A Child” è una delle tracce che permette al disco di decollare sin da subito meritando inevitabilmente il novero dei pezzi più rilevanti del disco. “Common Sense”, traccia strumentale del disco, con la sua vena sperimentale fra acustica e cenni di pizzicata e distorta rumoristica è invece il pezzo che guarda oltre e che fa da “innovatore”. Non meno importanti “Cry All Day” e “Nope”, che fanno da accelleratore e freno alla produzione.

ESEMPIO DI SÉ STESSI

La parabola dei Wilco è da sempre costituita da una propensione all’innovazione che ha fatto dei loro dischi delle continue sorprese. Dunque cambiamenti, modifiche, virate verso nuove strade, che però hanno sempre e solo avuto il merito di provenire dal gruppo stesso, che ha saputo prendersi da esempio in ogni produzione. Roba da pochi, notando sopratutto poi che la suddetta propensione tutt’oggi è più che mai viva e continua a far dei Wilco un prodotto di spessore, che pur avendo i suoi alti e bassi riesce a mantenere sempre elevati gli standard.

CONCLUSIONI

Schmilco è il decimo capitolo della bella storia dei Wilco, una band che in questi anni si è destreggiata nella sperimentazione e nelle diverse trame del genere, componendo ad ogni giro produzioni degne di nota. Questo disco non è da meno, confermandosi una bella storia che si aggiunge alle altre. I Wilco danno la possibilità di scegliere quale fra i loro racconti sia il più e il meno bello andando in qualunque caso sempre sul sicuro.