Dopo un’esordio che divise la critica e un secondo album che non riuscì ad unirla come tutti speravano, Katie Crutchfield in arte Waxahatchee consegna ai posteri la sua quarta fatica in studio, Out in the Storm, e regala a noi un album consapevole di se stesso e profondamente delineato. Non abbagliante ma forte sotto diversi punti di vista. Un album grigio e sommerso di spunti, mai troppo attaccato a vecchi stili ma sempre rivolto verso il futuro.

Am I happy or maniac?

Controverso e particolare è questa linea della prima canzone Never Been Wrong, si rivelerà essere un manifesto per quest’album che oscillerà costantemente da un grunge malinconico e rancoroso ad un lo-fi tipico del filone indie-rock anni ’90, con la costante tematica di una maturazione che troviamo nel disco e alla quale la nostra Katie si abbandona. Ci trascina dentro una tempesta, ci cattura nel vortice grigio e alle volte disperato della consapevolezza.

Così pezzi rabbiosi come la sopracitata Never Been Wrong, Brass Beam o No Question mescolano grunge e garage con una sapienza e un’accortezza veramente spiazzante; riuscendo in un tentativo di fare quel genere senza risultare troppo old school e poco accessibile, trasformando il grunge ancor di più in un grido malinconico, rancoroso ma consapevole.

Se però proviamo a voltare la medaglia troviamo la parte più intima e dolce di Waxahatchee il lo-fi che spezza i ritmi senza sembrare fuori dal disco, la parte calma di una tempesta estremamente varia. Pezzi come 8 Ball, Recite Remorse Fade ci trascinano in un’atmosfera surreale, la calma prima che il vento torni a soffiare forte, la parte più intima che viene a galla.

You interrupt
You yell in my face
But you finally hear me say
That I’ll walk
I’m walking away

Fade è la fine della tempesta, la sensazione di scivolare via, di restare senza niente. La chiusura perfetta, chitarra e voce, per un album che spicca per ricercatezza o sperimentazione ma comunque si lascia ascoltare e cattura l’ascoltatore nel vortice di sensazioni ed emozioni che Waxahatchee riesce a cantare e suonare. La consapevolezza di un’artista che decide da che parte stare e soprattutto di fare musica cantando il grigiore del crescere e maturare.