Prendete una decappottabile e una di quelle strade americane dritte ed infinite. Dentro quella macchina ci siete voi e nessun’altro; arriva il momento di scegliere un disco e con questa scelta arriva il tragico dilemma, voglio provare però a rendervi questa scelta facile, fidatevi e provate a mettere L’ultimo lavoro dei The War On DrugsA Deeper Understanding.

I recognize every face
But I ain’t got everything I need
If I’m just living in the space between
The beauty and the pain
It’s the strangest thing

Il disco non si apre proprio con questo pezzo ma ritengo che sia necessario citarvi Stranger Things all’inizio per le dimensioni che occupa. Il pezzo si apre con una delicatezza sovrumana, con la batteria quasi timida e la chitarra che va di pari passo con una tastiera nostalgica; poi la voce di Adam Gradunciel ci trascina dentro prendendoci per mano. D’un tratto riceviamo una spinta e intravediamo nella totalità la dimensione dell’album per intero, il pezzo diventa corale, quasi un’inno che finiamo tutti, volenti o nolenti, a canticchiare. Il tutto in un richiamo continuo ad un’epoca ormai distante ma mai dimenticata da Granduciel e compagni: gli anni ’70/’80.

Dai richiami al Boss a quelli indirizzati a Neil Young, il nuovo dei nostri The War On Drugs odora, suona e si pone come un disco venuto da un’epoca lontana ma che suona estremamente attuale. Non è il classico riproporre la vecchia storia e il vecchio stile, bensì un amalgamare elementi moderni e richiami dal passato. Thinking of a Place è lo splendido richiamo al passato che resta saldamente ancorato ai giorni nostri, una strada da seguire quando ci mettiamo di fronte la sofferenza, lo sconforto, per parafrasarli: “C’è l’oscurità li, ma non ci stiamo dirigendo in quel posto”.

Come and take my hand, babe
There’s a turn in the road that we’ve been taking
Let it set you free
Because there’s a rhythm in the way that we’ve been moving
Yeah, there’s a darkness over there, but we ain’t going

Durante tutto il disco si ha questa sensazione di essere costantemente sulla strada, di attraversare scenari sempre nuovi alla ricerca di un punto di vista, di una certezza che, può sembrare banale ma non lo è, la si trova nell’amore; un sentimento che la band statunitense rende così tenero e forte da far sfigurare qualsiasi rappresentazione recente. Esempio eclatante gli ultimi versi del pezzo d’apertura Up All Night.

There’s no way
If I hold on
The shots may ring
Through a lonely hall
But the hole in my head
Emptied out into a love
Came pouring out into a life

Hold it up into the light
Once it’s right between your eyes
You’ll see it’s right here
Look, it’s glowing
It’s not some feeling I can break

Quello dei The War On Drugs è un viaggio senza tempo tra assoli di chitarra che sono monumenti di bellezza a tastiere di chiara impronta passata, melodie e linee vocali evocative e il continuo ed incessante movimento di basso e batteria dietro tutto questo; è una band che consolida il suo sound e ci regala uno degli album più belli di questo 2017. Un album che ha le sue radici in un’epoca lontana ma che non sa di vecchio, né tantomeno di stantio.
Un punto di partenza per tante nuove produzioni e per quel Rock che tanti di noi credevano ormai morto.