Dopo il flop di Cherry Bomb e il lento ma inesorabile declino della Odd Future, temevamo il peggio per la carriera di Tyler, The Creator, ma ci sbagliavamo: con il suo nuovo Flower Boy (titolo competo Scum Fuck Flower Boy, che racchiude perfettamente il personaggio di Tyler), il nostro non si è limitato a tornare in sella, ma ci ha addirittura regalato qualcosa di inaspettatamente complesso e originale; un album che suona al tempo stesso familiare e opposto ai suoi lavori precedenti.

Flower Boy è un disco personale, intimo, insicuro e tremendamente sofferto nel quale Tyler si mette a nudo e affronta le proprie paure e i propri dubbi in maniera matura, togliendosi la maschera del rapper troll e offensivo e abbandonando la macchietta che tutti pensavano fosse. Il sound stesso è una testimonianza di ciò, risultando al contempo classico e innovativo, mescolando suoni acustici ed elettronici in modo omogeneo e naturale.
Molte delle strofe sono più brevi delle consuete 16 barre, rendendo il tutto più dinamico e dando tempo per riflettere meglio sul testo stesso.

How many raps can I write ’til I get me a chain? How many chains can I wear ’til I’m considered a slave?

Fin dalla prima traccia, Foreword, il rapper si interroga su quanto lui stesso, così come il mondo musicale e la società intera, possa andare avanti nel modo in cui lo ha fatto finora, preparando l’ascoltatore alle tematiche dell’intera opera.

See You Again è la canzone che fa capire quale sarà uno degli argomenti principali dell’album: l’amore. È quasi un monumento all’ossessione per una persona e al bisogno spasmodico della sua compagnia, con la consapevolezza che stare insieme forse è impossibile.

Pothole, con la collaborazione di Jayden Smith, –sì, proprio il figlio di Will Smith- è un brano che sembra allontanarsi dal tono personale e riflessivo dell’album parlando di auto, ma ascoltando con attenzione il testo si capisce come in realtà le buche stradali non siano che una metafora delle difficoltà e degli ostacoli che Tyler trova davanti a sé e che cerca in qualche modo di superare.

All my friends lost, they couldn’t read the signs, I didn’t wanna talk and tell ’em my location and they ain’t wanna walk

La traccia successiva, Garden Shed, è una delle più interessanti del disco e contiene una dichiarazione che ha scosso il mondo della musica: Tyler, The Creator, accusato più volte di omofobia, fa coming out, dichiarandosi omosessuale in una bellissima confessione di come inizialmente egli stesso non volesse accettarla, pensando fosse una fase e di come gradualmente stia imparando a vederla semplicemente come uno dei tratti della propria personalità, non riuscendo più a rimanere nascosto.
Può essere, come molti hanno già scritto, una grande presa in giro? Certamente: da Tyler ce lo si potrebbe assolutamente aspettare, tuttavia, considerata la serietà della canzone e dell’album intero, ciò è altamente improbabile.

I’ve been in this fuckin’ room so long my eyeballs are turning to dry wall, my friends suck, fuck ’em, I’m over ’em

Boredom è un manifesto delle ansie del rapper e della sua paura di rimanere solo, vedendo tutto il suo mondo cambiare e le persone che ne facevano parte allontanarsi.

What if my music too weird for the masses and I’m only known for tweets more than beats or all my day ones turn to three, fours ’cause of track seven? Fuck what if I get stuck?

La penultima traccia in cui rappa, November, è intensa, commovente e sentimentale: una sentita dichiarazione delle proprie insicurezze e della propria paura per il futuro in cui Tyler ammette la sua debolezza; ha paura che i suoi collaboratori possano sfruttarlo, che i suoi fan apprezzino più i suoi temi controversi che la sua musica in generale e che le sue scelte per il futuro possano rivelarsi sbagliate. La mole di queste preoccupazioni lo spaventa, portandolo a un grido di aiuto, una preghiera –consapevolmente inesaudibile- di tornare ai giorni iniziali della sua carriera con la Odd Future, quando tutto sembrava così divertente e puro, quando tutto doveva ancora essere scritto e le certezze di un giovane facevano sembrare il futuro meno minaccioso.

A seguire abbiamo Glitter, non particolarmente esaltante dal punto di vista tecnico, ma con un concetto interessante: Tyler cerca di lasciare un messaggio in segreteria alla persona di cui è innamorato (Forse la stessa di See You Again?) per poi rendersi conto alla fine della traccia che in realtà l’ansia gli ha impedito di parlare e il messaggio non è quindi stato registrato.

Nonostante questa fragilità di fondo, Tyler dimostra che i suoi denti sono ancora affilati in tracce pungenti e aggressive come Who Dat Boy e I Ain’t Got Time!g, nelle quali il rapper non risparmia un colpo.
Le collaborazioni, a eccezione di quella di Lil’ Wayne in Dropping Seeds (completamente fuori posto rispetto al resto della canzone) sono azzeccate e ben riuscite, soprattutto quelle di A$AP Rocky in Who Dat Boy e di Frank Ocean in Where This Flower Blooms e 911/Mr. Lonely.

Nel complesso un album del genere dimostra un coraggio notevole nell’ammissione delle proprie debolezze e fragilità, soprattutto per un personaggio come Tyler, The Creator, che è sempre stato sotto i riflettori e messo alla gogna per ogni frase che diceva. Un lavoro che mette in primo piano l’uomo più che il rapper, mostrandoci i lati più umani di un personaggio che abbiamo tutti dato per scontato per troppo tempo.