La prima volta che ho scoperto l’esistenza di Ty Segall stavo guardando per sbaglio il Letterman Show, dove questo ragazzino biondo con i capelli davanti al viso  promoveva “Twins”, l’album “giallo” (ormai è più facile identificare i suoi album con i colori che con i nomi). Subito ho pensato che fosse un piccolo genio. Si parla del 2012 e in quel periodo Ty era ancora un segreto per pochi, i suoi quattro/cinque album non erano molto cagati tant’è che nei live del periodo si vede uno sbarbatello con chitarre da 200$ suonare nei negozio di dischi. Dopo un po’ ho smesso di seguire la sua musica perché cominciava ad essere impegnativo starci dietro. Però penso ancora che sia un piccolo genio.

Ty Segall ora suona con una Travis Bean e una Trevis Bean è una chitarra che trovi sui 4000$. La scalata verso il successo, anche se sono sicuro che non gliene può fregare davvero qualcosa, è lenta, lenta, lentissima per la quantità e qualità di musica che produce. Il punto è che non c’è su Spotify, o meglio, ci sono due/tre vecchi album. Ty Segall è cresciuto con la Drag City, un’etichetta che non ti fa ascoltare nulla a parte i singoli se non paghi. Quindi niente Spotify e niente playlist e niente successo “facile”. Per fortuna ci sono i full album su YouTube.

Parlare di un nuovo album di Ty Segall e dire qualcosa che non è mai stato detto è difficile. Ti saltano in mente termini come “grezzo”, “garage” “sperimentale”, ma potrebbero essere usati in qualunque sua uscita. Di solito si aggiunge che è più o meno ”maturo” a seconda dell’estro creativo e dal numero di strumenti registrati. Quindi com’è Freedom’s Goblin? Sperimentale, grezzo e maturo.

It’s not a rock record, it’s not a punk record, it’s not an anything record. It just is what it is.

Ty vuole togliere qualunque etichetta all’album, che in realtà può essere considerato rock nel senso ampio del termine. C’è il sassofono (“Talkin 3”) e c’è il piano elettrico, ci sono improvvisazioni con il fuzz e tanta originalità. E anche una cover degli Hot Chocolate, un gruppo disco anni ’70. Freedom’s Goblin è il risultato di un miscuglio di melodie e suoni presi da generi differenti e registrati da Steve Albini.

Parlare di ogni traccia penso sia superfluo, quelli di Ty sono album da ascoltare per intero, difficile inserire una sola canzone in un playlist. Se proprio però bisogna, quel brano è “She”. Ascoltandola ci si rende conto che Jack White, i Black Keys e compagnia, beh, non sono nulla. Se qualcuno deve salvare il rock (frase che mi ha sempre fatto venire la nausea, ma è tanto usata tra i nostalgici) quello è Ty Segall. Un biondino californiano che con un’altra ora e un quarto di psych punk ha vinto tutto quello che poteva vincere.

L’ultima canzone, “And, Goodnight” è una versione elettrica di un suo vecchio brano uscito su Sleeper e sono i migliori 15 minuti che potrete ascoltare di un gruppo rock post 2000.