Quanto possono arrivare a collidere la Trap e le tecniche del Rap “old school”? Con Tedua la risposta è “Moltissimo”.
Con il suo nuovo album, il rapper genovese ci dimostra che non solo questi due mondi possono convivere in un unico progetto, ma addirittura come possono veicolare delle idee complesse, ben definite ed estremamente personali.
Mowgli è, a conti fatti, un album incredibilmente riflessivo e genuino, che racconta una grande quantità di sfaccettature della mente del ragazzo, senza paura di ammettere la propria fragilità, anzi facendo delle debolezze presenti in tutti noi un punto di forza.

Leggi i miei testi e non riesci a dargli giusta importanza
Mentre prepari la tesi siamo un mese a distanza
Poi ritorni e mi insegni quel che non dicevano in strada
Perché ci mancano i mezzi ma non la forza di volontà

I beat prodotti da Chris Nolan hanno un suono un po’ più tendente al Pop rispetto al solito, ma questa apparente semplicità di ascolto aiuta il messaggio a raggiungere il destinatario, che viene guidato alla scoperta di alcune interessanti scelte stilistiche.
Per quanto riguarda i testi, Tedua è, come sempre, attentissimo alla tecnica: le metafore, gli incastri e soprattutto le sue famosissime metriche complesse e difficili da digerire (almeno ai primi ascolti) sono tutti studiati nei minimi dettagli in modo quasi ossessivo, per un risultato stupefacente.

Chi ha fatto paura non può avere paura
Prende e cattura
Una creatura o ne terrà cura
Questo dipende se beve dall’una
Torna con i segni di lotta sul volto
Ma non si volta
Come volesse darsene uno nuovo
Come un teenager che si crede uomo

I temi affrontati sono molti: dal classico “ego trip” all’amore, dal senso di inadeguatezza al successo con la musica e, durante tutto il disco, dipingono dettagliatamente la personalità dell’individuo che sta dietro l’artista.
Sia negli argomenti che nel modo di trattarli è difficile non notare un’ispirazione a Dargen D’Amico (Da cui è preso addirittura un ritornello), che però viene elaborata in modo assolutamente originale e personale, senza dare quindi l’impressione di essere una mera imitazione.
Certo, non mancano i momenti di pura arroganza, ma essendo relativamente pochi e controllati non disturbano né distolgono l’attenzione da quello che è il vero e proprio nucleo del progetto: l’Io di Tedua.

Un fra’ in strada in crisi di sicurezza
Adolescenza mia cara
Ti canterò fino alla nausea
Dal blocco all’ultimo esame di laurea
Sai Laura, è nell’aula e nell’aria
C’è un aura, di ansia e di para
Di viaggia ed impara

Nelle prime tracce, soprattutto in Sangue Misto, emerge un dualismo: un limbo in cui l’artista si trova, diviso tra il mondo della strada che ha sempre vissuto e quello della cultura e dell’università per il quale prova interesse grazie anche a una ragazza proveniente, appunto, dalla seconda di queste due realtà. Questa dicotomia ricorre in buona parte dell’album, presentando il lato più curioso e intimo del rapper.

L’altra faccia di questa medaglia viene ripresa nel terzo brano, La legge del più forte, che, di fatto, costituisce un esercizio tecnico molto ben riuscito, senza quindi avere un vero e proprio argomento.

Ho bisogno che tu sappia usarmi
Non allarmarti, amarsi è come armarsi
Voltarsi, e contar dieci passi

Uno dei pezzi migliori dell’intero progetto è Acqua (Malpensandoti) che, come suggerisce il titolo, prende molto dall’omonimo brano di Dargen, interpretandolo a modo proprio, con un risultato puro, genuino e tremendamente onesto. Molte delle metafore presenti riescono a descrivere alla perfezione i sentimenti dell’artista, parlando in questo modo anche all’ascoltatore, il quale non può che riconoscersi nelle immagini dipinte dal testo.

A sottolineare la personalità dell’album è il fatto che non siano presenti collaborazioni: una dichiarazione d’intenti, quasi ad affermare che ciò che si è ascoltato rappresenta un esame di coscienza, un racconto di sé a cuore aperto e non semplicemente una raccolta di tracce.
Tutto ciò è rafforzato ulteriormente dal concept: Mowgli, come Tedua, non è che un giovane combattuto tra due realtà diametralmente opposte tra loro che cerca semplicemente il suo posto nel mondo, a cavallo tra esse.

Il principale difetto del disco è la ridondanza di alcuni beat e di qualche strofa, soprattutto quelle che prendono una piega più spocchiosa e boriosa, tuttavia ciò non intacca particolarmente il risultato finale: Mowgli è un album realizzato con estrema attenzione ai particolari che ci regala, tramite l’esperienza dell’artista, spunti di riflessione sulla nostra stessa vita che, in più di un’occasione, possiamo riconoscere in lui.
Ambizioso e intimo allo stesso tempo, questo progetto distingue Tedua dai suoi “colleghi”, valendogli un posto d’onore nella scena Trap italiana.