Future, Present, Past è un titolo emblematico, si direbbe azzeccato, per questa ultima uscita degli Strokes, quasi a ripercorrere e a mettere in evidenza il percorso di questa band, con un passato lodevole, e un lento decadimento che ha visto in questi anni svanire il loro marchio di fabbrica che sembrava ormai una garanzia dopo Is This It? e Room On Fire. Sembrano ormai lontani i tempi in cui Casablancas e compagni buttavano giù album la cui peculiarità più importante era quella di essere sì, dischi orecchiabili ed esaltanti allo stesso tempo, ma con la più incondizionata voglia di esprimersi senza ricercare necessariamente un pubblico vasto a cui piacere e regalare pezzi dal sapore pop.

Lungi dall’essere una critica a questa ineludibile, e talvolta, impeccabile sfumatura che ormai accompagna tante band del panorama musicale odierno, ma album come Angles, First Impression Of Earth e l’ultimo Comedown Machine sono un chiaro esempio di come gli Strokes abbiano smarrito idee e vena tipiche dei primi dischi. L’innovazione è stata cercata ma non è stata trovata. A salvare la band dal precipizio in questi anni e a tenere il livello sempre ad uno stato accettabile è forse stato l’inconfondibile e ricercato timbro di Julian Casablancas che è sempre risultato una sicurezza in qualsiasi disco. Eppure, c’è sempre qualcosa che spinge a credere che gli Strokes possano innovarsi e finalmente trovare la svolta.

In Future, Present, Past ci sono tanti buoni presupposti per un futuro disco di tutto rispetto. Drag Queen con le sue tematiche molto forti, quali l’anti-capitalismo e la militarizzazione forzata degli Stati Uniti apre ad uno spiraglio di novità, inoltre gli Strokes contaminano il loro sound di un post-punk che si sposa alla perfezione con il pezzo che funziona con poche difficoltà. OBLIVIUS, canzone fra l’altro remixata da il batterista Moretti, è forse il punto focale dell’EP, brano che fa da cuore pulsante di questa produzione, facendo tuffare l’ascoltatore e, soprattutto il fan più accanito, nel tanto glorioso passato di Room On Fire.

Le chitarre e le sonorità riportano chiaramente alla mente pezzi come Automatic Stop e a tratti Reptilia, con un ritornello però che sfocia nelle melodiche urla di Casablancas, lontano dai toni graffianti che in genere lo distinguono. Threat of Joy richiama, più di tutte, quelli che sono stati i paradigmi fondanti della band, risultando però mancante di quelle tonalità che tutti conoscono, che rendevano gli Strokes un cumulo di frizzantezza ed energia pronto ad esplodere in qualsiasi momento. Manca il guizzo che rendeva il tutto incredibilmente caldo e potente, come se ci fosse una sorta di distacco fra l’anima e il corpo del gruppo.

Gli Strokes ci provano ancora una volta, questa, forse, con dei presupposti diversi, meno carichi di tensione ed ansia che hanno caratterizzato l’esecuzione degli ultimi dischi, forse a causa, appunto, del pubblico delle grandi occasioni che attendeva le loro uscite. Future, Present, Past è un EP che getta le basi per un album futuro che potrebbe deludere così come sorprendere e ribaltare la situazione. Gli Strokes rimangono sempre con tutte le carte in regola per non mancare il bersaglio, con una base compatta che fa di loro, forse ad oggi presuntuosamente, una band ai vertici di quella che è stata la strabiliante stagione dell’indie rock di una decade fa. Se ciò che di buono è venuto fuori da questo EP si spargesse a macchia d’olio nella vera ripartenza degli Strokes, ovvero il prossimo l’album, si potrebbe allora riparlare di ragionevole e rombante ritorno, magari con allegato un messaggio di scuse per il ritardo.

 

Andrea Irace