Se St. Vincent entrasse nella galleria di Rossana Orlandi si innamorerebbe. L’ambiente della collezionista di design è bombardato da oggetti dove la differenza tra arte e kitsch diventa sottile come un capello ed è proprio su questo spazio che si regge in equilibrio Masseduction. Perché Annie Clark è un alieno e viene dal futuro per salvarci tutti, ma anche agli extraterrestri piace il kitsch.

In realtà l’estetica che domina l’era Masseduction (perchè i suoi album non sono solo album, ma fasi di vita) è deliziosamente autoironica e punta il dito verso l’industria dell’intrattenimento hollywoodiano dove Annie non può che sentirsi estranea. Sesso, droga e tristezza sono però affrontati con un humor molto colorato, citando la rivista americana Mic “great sex won’t solve your problems”.

Masseduction funziona immensamente in un piano teorico, come pura provocazione allo schifo del mondo, lasciando però l’aspetto puramente musicale a tratti forzato. Si ha l’impressione che tutto il fervore con il quale la stampa e i fan urlano al capolavoro sia il risultato dell’immagine sacra e intoccabile che si è creata attorno a St. Vincent. In altre parole, anche la sue feci sono viste come oro. Con il nuovo album non siamo certo a quel livello, ma se è vero che fortunatamente c’è tanto Prince quanto Madonna, i synth di “Sugar Boy” sono insopportabili.

Ci sono brani massicci e brani dolci, ma quello che sorprende davvero è l’originalità e il coraggio di determinate scelte. Impossibile da etichettare (sarà forse pop-funk Masseduction?), St. Vincent si libera da tutto e tutti, mantenendo la delicatezza di Marry Me in “Happy Birthday, Johnny” e “Hang on Me”, inserendo solo dove necessario linee minimali, ma taglienti, di chitarre. “Los Ageless”, “Fear the Future” e la stessa title track portano il songwriting a livelli alti, troppo “alieni” per essere compresi.

Anticipata da una campagna marketing che ci ha preparato a dovere alla “nuova” St. Vincent, la musica di Annie si mostra come una favola per adulti dall’affinato sarcasmo, decorata con melodie Disney. Impossibile essere oggettivi. Arte o kitsch?