Coolaid è il quattordicesimo album di Snoop Dogg uscito per l’etichetta Doggystyle Records/eOne Music. Un ritorno all’hip-hop che ha sempre distinto lo stile di Doggy Dogg nella stagione dei 90’s. Vi racconteremo, come sempre, gli alti e bassi di questo disco in cinque punti.

Chi è Snoop Dogg?
Il disco
Tracce migliori
Il ritorno al passato
Conclusioni

CHI E’ SNOOP DOGG?

Snoop Dogg non ha bisogno di molte presentazioni. Comincia ufficialmente la sua carriera nel 1992, distinguendosi sin dall’inizio per le sue musicalità che diedero vita all’allora noto G-funk grazie anche ai suoi lavori con Dr. Dre. Sono infatti note le sue collaborazioni per The Chronic, disco che ha portato avanti la famosa faida con Eazy-E. Seguì poco tempo dopo Doggystyle, primo disco da solista e vera e propria rivelazione di quegli anni che arrivò a ricevere ben 5 dischi di platino. Da quel punto in poi l’immagine di Snoop Dogg ormai nota era quella del “gangsta rapper” che ha segnato poi stile ed immagine di tutta la sua carriera. Negli anni successivi, però, Snoop ha subito diversi mutamenti, fino a quello più noto che seguì nel 2012 dopo un suo viaggio in Giamaica che lo portò alla conversione al rastafarianesimo e al cambio del suo pseudonimo in Snoop Lion, motivando la sua scelta con la frase di un sacerdote giamaicano, che gli avrebbe detto: “Tu sei la luce, tu sei il leone!”. Nel 2015 esce Bush prodotto insieme a Pharrell Williams, disco che segna il suo ritorno al rap.

IL DISCO

Come già anticipato, Coolaid è un ritorno a quelle che furono le sonorità che distinsero Snoop Dogg negli anni ’90. In questi anni Doggy ha subito una miriade di cambiamenti, trasformandosi da gangsta rapper, a pop star, fino alla conversione al rastafarianesimo che hanno fatto di lui un artista poliedrico sia nell’immagine che nel sound, cosa che spesso, era accompagnata probabilmente da scelte di mercato. Come un po’, del resto, è stato destino di quegli artisti che hanno distinto la stagione ’90-pre duemila, che una volta esaurito il loro smalto hanno tentato la svolta commerciale, delle volte rinnovandosi sapientemente, altre fallendo e finendo nel baratro rimanendo però un bel ricordo. Snoop Dogg ha dominato tutta la scena hip-hop dei novanta, e agli inizi dei 2000 è riuscito a sopravvivere con poca fatica. La svendita, se così la si può definire, che è venuta poi dopo probabilmente ha fatto meditare il nostro Snoop, che con Coolaid ha deciso di rimarcare, finalmente, ciò che era e probabilmente è sempre stato. Il disco si apre, giustamente, con Legend che è un pezzo chiaramente autocelebrativo, dove Snoop fa una lista di tutti i motivi per il quale è ormai una leggenda, venendo quindi fuori un classico da west coast. Ten Toes Down suona esattamente come la vecchia Compton, quella che lo ha forgiato, con le macchine pimpate e il sole che batte sulle strade per tutto il giorno. Quasi nostalgico. Salta poi subito all’orecchio Super Crip dove il beat sembra uscito da una canzone di Iggy Azalea, dove Snoop però riesce a cavarsela e a cavalcare l’onda con un flow discreto. Coolaid Man, invece, fa il verso a tutti i nuovi rapper della scena, e dove vien sottolineata la sua incredibile influenza su di essi. Ma era davvero necessario? Snoop Dogg ha davvero bisogno di questo a quasi 46 anni e una carriera ventennale alle spalle? Risalta poi Oh Na Na, il feauturing col suo figliol prodigo Wiz Khalifa dove i due riescono bene a canalizzare i loro flow. Il problema di fondo rimangono poi le altre tracce, tutte interamente di riempimento. Circa 20 pezzi per raccontare un ritorno all’hip-hop che suona piatto, poco esaltante, a tratti scatta quasi lo sbadiglio. Snoop Dogg disperde tutto il suo “ritorno all’hip-hop’, alla sua vera arte, in pezzi che lasceranno poco o nulla se non un mastodontico e ridondante album.

TRACCE MIGLIORI

Il problema di Coolaid è il seguente: poco spazio alla potenza e all’incisività. Melodico sì, come sempre, come è nello stile di Snoop Dogg, ma può saltare in primo piano solo Legend? Gli altri pezzi, già citati, scorrono sullo sfondo quasi come se ad un certo punto in studio Doggy fosse stato preso dal magone. Un tempo probabilmente non contavamo nemmeno le tracce migliori, tutte eterni capolavori, una per una.

IL RITORNO AL PASSATO

Snoop Dogg ci riprova con il ritorno alle sonorità dei ’90’s che hanno sì formato e forgiato una volta e per sempre la sua carriera, ma che ad oggi hanno una carenza di base. Hanno quel richiamo, quelle atmosfere, ma sono una scialba rivisitazione del suo periodo d’oro e falliscono miseramente. Doggy viene meno anche in quel che probabilmente era il suo cavallo di battaglia. Leggenda, sì, come dice la sua opening-track, ma che forse preferiamo rimanga in quel candido e favoloso ricordo di 20 anni fa, facendo semplicemente scuola a chi è venuto e verrà dopo.

CONCLUSIONI

Coolaid è un disco che probabilmente non lascerà il segno, nè rimarrà negli annali come il fallimento totale di Snoop Dogg. La piattezza è purtroppo caratteristica predominante a questo giro. Fluttua in un totale limbo, senza infamia nè gloria. Definirlo come un contentino da parte di Snoop Dogg sarebbe decisamente riduttivo per chi era abituato ai fasti del passato, ma, effettivamente, rimane una fase del suo lento declino.