Il ritorno sulle scene dopo decenni è il tratto che più contraddistingue gli ultimi due/tre anni, tante band dichiarate sciolte sono tornate a sfornare album, come vecchi amanti che tornano dopo anni di silenzio e ti lasciano dentro una malinconia profonda, quasi insopportabile, di tempi che ormai sono cancellati. Lo hanno fatto gli American Football e i The Jesus and Mary Chain dei fratelli Reid e ci hanno lasciato l’impressione di essere ancora profondamente legati ad un tempo ormai passato. Ora il 2017 ci regala, dopo 22 anni di scioglimento, il nuovo disco degli Slowdive; ma cos’ha di strano questo disco?
Riesce ad andare oltre la nostalgia?

Si e no.
Pur essendo ancora profondamenti legati allo Shoegaze, intrecci di chitarre e voci oniriche su tutto, gli Slowdive ci regalano un disco leggero(ma non superficiale) e molto bello. Sembrano quasi essere riusciti a non sembrare troppo datati sia nel sound che nel Songwriting, che sarà una piacevole nota nella totalità del disco.
Così partiamo con Slomo con gli intrecci delle tre Chitarre che viaggino su una batteria volutamente minimale, per poi sfociare nel mescolarsi delle voci quasi sognante; arriviamo a Star Roving e le chitarre sembrano onde sulle quali fare Surf, accompagnando linee vocali che si perdono negli spazi aperti di questo disco.

Smiling beautiful
She says I make it best
For everyone to hide
Twisting around my girl
Nothing left to lose
Nothing left to fight

Pregevoli sono anche le prove più sognanti e delicate del disco come Sugar for the Pill ma soprattutto Falling Ashes, costituita da un aggiungersi di strumenti e strutturata su una melodia di piano che farà da tappeto a tutta la traccia conclusiva, regalandoci uno dei pezzi più belli di tutto l’album, confezionandolo con estrema cura e delicatezza; lasciando emergere le linee vocali quando presenti, muovendosi tra feedback ed armonici onirici. come se tutto in Falling Ashes combaciasse alla perfezione.

Insomma Neil Halstead e compagni ci fanno fare un tuffo nel passato riuscendo a trovare la giusta formula per non sembrare troppo fuori dal tempo, regalandoci momenti nostalgici e implementando un Songwriting pregievole ci consegnano un disco che non si perde troppo in un ricordare e copiare il passato, bensì cerca di farsi nuovo e reinventarsi lasciando nel suo interno i tratti distintivi di una delle band più importanti della scena Shoegaze degli anni ’90.