Brixton è un quartiere che non visiti quando vai a Londra o almeno non la prima volta. Alcuni lo definiscono la capitale della droga e della criminalità e nell’81 era al centro della Swamp 81, un’operazione del governo per ridurre il crimine, ma che scatenò naturalmente l’effetto opposto. In realtà è da vent’anni che sta subendo quel processo di gentrificazione che porta il ceto medio bianco a vivere in un’area che fa un po’ dandy.  “Sai, vivo a Brixton”. Figo da dire, no? Gli Shame hanno più o meno vent’anni e sono figli di questo quartiere, ma dal loro atteggiamento non sembrano avere legami con la nuova Brixton, piuttosto con quella scura e ruvida degli anni ‘80, quella punk per intenderci. Del look inglese hanno tutto, le sigarette, la strafottenza, l’essere cresciuti in fretta e sembrano uscire da Submarine. Charlie Steen, il cantante, in un recente concerto si è spogliato e buttato sul pubblico. Figo da dire, no?

I’d rather be fucked than sad

Gli Shame sono il sarcasmo e il disagio, sputati in faccia.

“One Rizla” è il loro manifesto, pieno di ironia, che li vede teatrali e scuri. Usano le chitarre riverberate che tanto amiamo e le sporcano, a volte ci urlano sopra mentre a volte usano una voce cavernosa. C’è molto punk americano nel loro sound, in primis Fugazi e Unwound (ma quanto bella è “Tasteless”?!) inserendoci però della new wave tipicamente british. “Dust on Trial”, “Concrete”, “Donk”, sono canzoni che non lasciano parte all’interpretazione, che mettono in primo piano la fisicità e negli ultimi anni solo le Savages sono riuscite a essere così intense.

 Do you feel alone (well sometimes I do),

Do you feel replaced (feel like there’s nothing at all)

Dopotutto però, c’è dell’altro oltre all’attitudine del marciume, un piccolo lato tenero che esce timido su “Angie”, la loro dark love story che chiude splendidamente l’album. Politici si, ma non troppo, si distaccano dalla scena punk di Washington (mi vengono in mente i Priest) alimentata dall’odio verso Trump, proponendo l’odore inglese di una scena musicale che si stava addormentando. E lo fanno con un accenno di denti gialli e mani sporche.

Ah, quasi dimenticavo, Songs of Praise è il debut album. Non male, eh?