Giovane, promettente e già di successo, Sfera Ebbasta è uno dei pochi artisti Trap italiani che vengono apprezzati anche da chi normalmente non ascolta il genere. In relativamente poco tempo, il ragazzo è riuscito a far parlare molto di sé anche al di fuori dall’Italia e a ottenere un enorme successo con il suo primo album, rivelatosi una grande sorpresa. Viene dunque spontaneo chiedersi se, dopo aver firmato per DefJam, sia riuscito o meno a colpire nuovamente con il suo Rockstar e la risposta, purtroppo, è un sonoro e deciso “No”.

Il problema principale del disco è evidente: la colossale mancanza di temi interessanti. Volendo essere pignoli, gli argomenti non mancano del tutto, ma sono talmente sparsi e male sviluppati da risultare tristemente irrilevanti e spaventosamente forzati. A farla da padrone tra i contenuti dell’album è uno spropositato ego-trip, insomma il classico “Io sono il migliore, tu fai schifo” che poteva essere interessante giusto giusto negli anni 90, quando non si era già sentito e risentito fino alla nausea.

Droghe leggere, tasche pesanti
Quanti serpenti a sonagli
Con una mano pronti per spararti
Con l’altra pronti a salvarti
Mamma non riesce ad addormentarsi
“Anche stasera fai tardi”

Dal punto di vista delle produzioni non c’è molto da dire, Charlie Charles è sempre sul pezzo e riesce anche a regalarci un pizzico di sperimentazione, senza contare la fortissima chimica che è presente –almeno a livello musicale e melodico– tra i due artisti, una chimica che raramente si trova anche tra gruppi con molta esperienza alle loro spalle. Purtroppo, però, tutto questo non è abbastanza per salvare Rockstar.

Dopo un’apertura a dir poco dimenticabile, l’album sembra recuperare un po’ di smalto: Serpenti a sonagli riesce, infatti, a riprendere le atmosfere fredde ma aggressive del primo disco, senza però suonare banale o ripetitivo, anche il testo è uno dei meno stucchevoli nonostante la mancanza di un vero e proprio argomento.

E mi è tornato in mente che non avevamo niente
Nelle tasche solamente le mie mani fredde
Qualche sogno infranto e le sigarette
Ora siamo sulle stelle coi tatuaggi sulla pelle
Non ci pentiremo da vecchi perché saremo ricchi per sempre

Una delle tracce più interessanti del disco è Ricchi x Sempre, nella quale ritroviamo quella serietà riscontrata anche in precedenza nel riuscire a parlare a cuore aperto di un passato difficile, quasi una storia di rinascita, capace anche di trasmettere una grande determinazione a chi ascolta. Il beat è minimale: una batteria Reggaeton e una tastiera che ricorda una ninna-nanna, quasi a voler ribadire il concetto di sogno, che ricorre nel ritornello.

Questi dicono: “Vai forte” (ehi)
Ehi, quindi allaccia le cinture (ehi)
Ehi, ho paura della morte (ehi)
Ehi, sì, ma della vita pure

Le collaborazioni non sono particolarmente entusiasmanti, soprattutto la pessima e mediocre strofa di DrefGold in Sciroppo.
L’intervento di Quavo dei Migos in Cupido riesce ad alzare il livello della traccia: dopo un’ipocrita “dichiarazione d’amore” di Sfera –che si può sintetizzare con “Ci provo con tutte ma amo solo te”–, infatti, il brano viene risollevato da una strofa un po’ più consistente dell’artista americano.
Bancomat più che una traccia sembra una vera e propria fiera dello squallore, coronata dal verso “Mozzarella, mozzarella, tell her “bitch, buona sera!”” di Tinie Tempah e il risultato è semplicemente uno spreco di un ottimo beat.

Trovati un lavoro e dai una mano in casa
Piuttosto che chiedere i soldi a tua mamma
No, tu non l’hai mai visto il tuo frigo vuoto
Per questo non pensi a riempirti la pancia
Di brutti pensieri riempivo la stanza

Nel complesso l’album non è totalmente da buttare: dal punto di vista del cantato e delle strumentali è ben studiato, orecchiabile e accattivante –come testimonia anche l’ultimo pezzo, Tran Tran–, il problema è che per un artista come Sfera Ebbasta questo dovrebbe essere uno standard, non un punto di arrivo.
Dopo i toni cupi e riflessivi del primo disco ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di molto più innovativo, di una Trap diversa da quella che fanno i suoi “colleghi”, mentre quello che ci è stato proposto con Rockstar è un banale e mediocre progetto Trap come tanti altri; tre o quattro brani ben riusciti non sono decisamente abbastanza. Possibile che Sfera riesca a stupirci nuovamente con un lavoro prossimo? Il potenziale c’è sempre stato, quindi staremo a vedere.