C’è chi ci arriva prima e chi ci arriva dopo. Io mi sono imbattuto in una canzone di SBTRKT per la prima volta un anno e mezzo fa : ero al concerto di The Bloody Beetroots e mentre aspettavo l’arrivo di SBCR sul palco, la bravissima dj italiana Elisa Bee aveva aperto lo show lasciando come ultima canzone “Hold On”, che ho immediatamente “shazammato”. E’ stata proprio quella canzone ad aprirmi al mondo di SBTRKT (si pronuncia “subtract”), alias scelto dal producer inglese per evidenziare il suo anonimato, in aggiunta alla maschera che indossa durante i live.

Quella canzone risale al primo album omonimo dell’artista, seguito poi da “Wonder Where We Land” (2014) per arrivare a “Save Yourself” (2016), il “non-album” di cui appunto vogliamo parlare in questa recensione. Perché dico “non-album”? È stato SBTRKT stesso a volerne parlare in questi termini : il producer si è voluto sottrarre al monopolio musicale delle etichette, che considera antagoniste dello spirito creativo, facendo uscire questa “collezione” di canzoni prodotte collaborando con diversi artisti scelti cercando in loro affinità con le sue idee musicali. Infatti tra le 8 tracce ben 5 vantano di featuring con nomi come The-Dream e Sampha. Il titolo e l’artwork dell’album riflettono il pansiero di SBTRKT, come dice egli stesso, riguardo a ciò che sta dilagando nel mondo odierno : il razzismo, la xenofobia. Da questo ci dobbiamo salvare, per questo il progetto rispecchia non solo “where we go next but also where we are now”.

Per concludere e andare alla parte più concreta della recensione : consigliato? Sì, è un album ben fatto. Non può essere definito un capolavoro o la rivelazione dell’anno, ma neanche un flop o una delusione. Se dovessimo quantificarlo in una parola, probabilmente questo disco potrebbe essere definito “sufficiente”, frutto anche del suo sound elettronico originale e caratterizzante.

 

Marco Becchi