Kyle Dixon e Michael Stein sono già conosciuti ai più per aver collaborato alla colonna sonora di Stranger Things e per averci trasportato inevitabilmente indietro nel tempo, per l’esattezza nella golden age anni ’80, attraverso le atmosfere, le suggestioni e il fare evocativo di un’epoca che oggi più che mai sentiamo vicina e ancora viva. I due dei quattro S U R V I VE nella OST di Stranger Things hanno dimostrato di avere un orecchio acuto e una particolare propensione all’utilizzo di sintetizzatori tutti votati alle sonorità dell’epoca reaganiana. Il loro successo è arrivato solo questa estate, e il loro ultimo disco (questa volta in quartetto) si è rivelata la prova del nove, pronto a diventare finalmente un punto di riferimento per chi da ora in avanti parlerà di loro. Sarà la retromania che impazza in questi anni, sarà che certe sensazioni di nostalgia valgono pure per chi certe epoche non le ha mai vissute, ma il quartetto sophomore più inflazionato del momento riesce con nessuna difficoltà a lanciarci in scenari cosmici e suggestivi come pochi altri. Con l’arrivo di RR7349, i S U R V I V E svolgono il compito di replicare i lineamenti stilistici visti già nella OST di Stranger Things, il loro percorso in questo disco infatti parte tutto da quelle fattezze.

L’IMMORTALE GOLDEN AGE E LA BRILLANTE RIPROPOSTA

Il salto nel tempo proposto dai S U R V I V E si rifà all’eterno ritorno di un’epoca mitizzata, figlio di una brillante conoscenza di atmosfere retrò, di cui i nostri quattro ragazzi sono dei maestri nel farle proprie e imprimerle di un loro personalissimo stampo. Futurismo, cinematismo, ambientazioni allusive, con metafore spaziali. I S U R V I V E sono degli avanguardisti, dando al disco una vera e propria narrazione, una storia ed una tempra che fa da sostituto a qualunque visione convenzionale. Un’elettronica di chi osserva più dimensioni e ha variegate visioni sottomano. I S U R V I V E sono degli ecclettici visionari e non meno influenti sono le impronte dei grandi maestri come John Carpenter, Giorgio Moroder, Vangelis e Tangerine Dream, tutte presenti in questo disco.

IL DISCO

Le tracce seguono tutte un iter sensoriale guidato da synth e drum machine impostate su una lucentezza cosmica in alcuni momenti, in altri su strati sonori cupi e nebbiosi. Tutto comincia con “A.H.B.”, dove i sintetizzatori si lanciano in pennellate multicolore, fascinose, con l’impressione di essere uscite proprio da una pellicola distopica curata dal maestro Carpenter. Un po’ “1997: Fuga da New York”, un po’ “Dark Star”. “Dirt” poi barcolla, ondeggia, e culmina in una esplosione cosmica, facendoci avvertire letteralmente sensazioni provenienti da altri universi. “Sorcerer” comincia con un fare pulsante, tutta costruita intorno a nebulose sonore, distanti, come avvolte da una fitta nebbia che lascia intravedere poco e nulla. “Low Fog” funge da lungo intermezzo del disco, come se fosse un insolito attraversamento in una qualche increspatura dell’universo, come se durante questo viaggio fossimo incappati in qualche strabiliante visione tetra e oscura. Un traghettamento sublime, che ci porta subito poi alla fosca “Copter”, dalle tastiere fumose, coperte da tanti paesaggi sonori vintage. Il disco si conclude con la inquietante “Cutthroat”, brano dall’estetica tutta cinematica. L’intro lascia subito presagire l’atmosfera di caos che poi si creerà subito dopo, quando a partire sono dei profondi bassi e dei synth che minuziosamente penetrano l’ascoltatore. Non resta che ondeggiare nella spirale di paranoia in cui inevitabilmente si viene proiettati, destati poi improvvisamente dal silenzio, che ci lascia incredibilmente svuotati.

CONCLUSIONI

RR7349 non è un semplice omaggio alla musica dei film degli anni ’80. Il disco è un personalissimo viaggio evocativo, dove i S U R V I V E riescono a costruire paesaggi sonori densi, i quali si ottimizzano traccia dopo traccia. Le affascinanti sequenze futuriste, tutte dal forte impatto, costituiscono il cavallo di battaglia di questo album il quale ha una solida base retrò sulla quale si struttura interamente. La prova di replicare la magnificenza della collaborazione nella soundtrack di Stranger Things è più che riuscita, dimostrando che questo quartetto può già guardare alla prospettiva di buttare fuori altre grandi cose. Dicevamo all’inizio di nostalgia di epoche passate, le stesse che qualcuno di noi non ha nemmeno vissuto. Dischi del genere quasi ci rendono appartenenti a determinati momenti storici, rimandando ancora una volta il tempo della crescita definitiva. Gente come Arca, Holly Hernon, e Fatima Al Quadiri già ci hanno proiettato, attraverso la loro elettronica, in un futuro prossimo e liquefatto, ma probabilmente qui c’è ancora chi ha voglia di tempi andati e di sentirli tutti sulla pelle. A pensarci poi i binari su cui viaggiano le due correnti sono gli stessi, con la differenza che le visioni cosmiche hanno ormai un ruolo di nicchia, ma da cui probabilmente ancora non siamo pronti a staccarci.