Dublinese di nascita, egiziano di origine, americano nel sound e nell’accento, Rejjie Snow è giunto al suo primo album ufficiale.
Con il suo Dear Annie, il venticinquenne ci parla di amore, di sentimenti, di temi molto lontani da quelli presenti nella Doppia H d’oltreoceano; il ragazzo è uno di noi, uno come tanti, o almeno così si presenta in questo suo progetto.

Le ispirazioni a livello sonoro sono più che evidenti: N.E.R.D. e Gorillaz per quanto riguarda le produzioni e Tyler, The Creator nell’uso della voce. È forse proprio questa la più grande debolezza del disco che, per quanto impegno vi si sia riversato, non riesce a discostarsi abbastanza da queste influenze, gravando in modo estremamente negativo sul carattere e la personalità dell’opera.
Non aiuta nemmeno la lunghezza dell’album, che con i suoi oltre 60 minuti di durata rischia molto facilmente di stancare relativamente presto, complici anche gli interludi parlati che non aggiungono nulla di importante al concept di fondo.

Dear Annie è un progetto carico di intenzioni, alcune delle quali per niente male, tuttavia pecca enormemente nella realizzazione delle stesse.
Ad aggravare il tutto abbiamo la bidimensionalità del rapper nel modo in cui affronta gli argomenti trattati: la scarsa profondità nell’approccio, i pochissimi giochi di parole e la quasi inesistente varietà nel flow pesano non poco sul progetto e, insieme alla calma dei beat estremamente sommessi, rendono veramente difficile rimanere interessati per più di un’ora.

Un ulteriore punto a sfavore dell’album è il fatto che le collaborazioni –nonostante comunque non sensazionali– risultino più interessanti della maggior parte delle strofe di Rejjie, come nel caso di Aminé in Egyptian Luvr.

Le tracce più interessanti sono quelle un po’ più ritmate, come Spaceships e Bye Polar, che falliscono nello staccarsi dall’influenza di Pharrell, ma per lo meno riescono a intrattenere un po’ più a lungo.

La traccia più originale è sicuramente LMFAO, che con un beat decisamente Dance e un testo ironico e abbastanza divertente riesce a catturare l’attenzione, far muovere la testa e strappare una risata.
Non è assurdo quindi pensare che, se tutte le tracce (o almeno qualcuna in più) fossero state maggiormente in sintonia con questa, l’album nel complesso sarebbe risultato nettamente più interessante e godibile.

Nonostante sia il primo lavoro ufficiale del giovane artista, quest’ultimo ha una lunga esperienza alle sue spalle, proprio per questo motivo un progetto del genere non è accettabile; sarebbe stato comprensibile se pubblicato da un rapper alle prime armi con soltanto un paio di mixtape alle sue spalle ma, con la massiccia quantità di EP e singoli pubblicati da Rejjie, è ragionevole aspettarsi più attenzione e personalità, nonché un maggior impegno dal punto di vista lirico. Che sia il caso di fermarsi per riflettere seriamente sulla strada da prendere da qui in avanti? Molto probabilmente sì.