Dopo un’attesa notevole, Pusha T è finalmente tornato con un album interamente prodotto da nientemeno che Kanye West in persona, che ha saputo catturare con i suoni l’essenza del rapper, creando dei beat che definire perfetti per la voce e l’attitudine di Push sarebbe un eufemismo.

Daytona si presenta estremamente ricercato già dal titolo che, ispirato al famoso e costosissimo orologio omonimo, rappresenta il concetto di “potersi permettere il lusso del tempo”, come detto dall’autore stesso.

Solely responsible for showin’ rappers how to stand
On the front lines when trappers started throwin’ bands
Where were you when Big Meech brought the tigers in?
‘Cause I was busy earnin’ stripes like a tiger’s skin

È quindi valsa la pena di aspettare, di dare a Push il tempo di curare e rifinire questo progetto: i campioni utilizzati da Kanye per produrre le strumentali sono tagliati e impiegati in modo magistrale, mentre il rapper suona più in forma che mai, con una tecnica e una foga invidiabili.
Dal punto di vista degli argomenti non c’è molto da dire: l’artista non esce molto dalla sua classica “safe zone” che parla di droghe, spaccio e strada (con qualche eccezione), tuttavia –come ci si aspetta da Pusha T– gli incastri, il flow e i giochi di parole rendono il tutto incredibilmente interessante, alzando nettamente il livello dell’intero progetto.

Angel on my shoulder, “What should we do?” (we do)
Devil on the other, “What would Meek do?”
Pop a wheelie, tell the judge to Akinyele
Middle fingers out the Ghost, screamin’ “Makaveli”
Hail Mary, the scale fairy
Two sides to every coin so we bail ready

Daytona è un testamento alla crescita artistica e alla maturità raggiunta dal rapper, senza però perdere quella fame che lo ha sempre caratterizzato. Push è aggressivo, arrabbiato, ma lo dimostra con classe: la sua non è ira, è la rabbia calma di chi sa di avere tutte le carte in regola per sfidare chiunque e uscirne vincitore.

La prima traccia lo dimostra fin da subito: If You Know You Know apre perfettamente l’album con un beat che inizia minimale per poi aprirsi in un roboante trionfo di suoni che riesce a non risultare caotico ma, anzi, estremamente trascinante. Piccolo tocco di classe è la batteria iniziale che ricorda l’accensione di un fornello, riferimento sia all’atto di “cucinare” il crack, sia all’intro di Shook Ones II dei Mobb Deep.

Dress you in all black, partnered with All Saints
Our numbers is all facts, my shooters give all thanks
And all praise, no jail bars can save
Leave you like Malcolm where X marks your grave
Hey, it’s probably better this way
It’s cheaper when the chaplain prays
Santeria!

Uno dei beat più interessanti è quello di Santeria, che inizia con una strumentale in stile G-Funk fatta semplicemente da basso, batteria e chitarra che richiamano alla mente il sound di Dr. Dre, per poi fare spazio a un suono molto più tetro e opprimente nel ritornello, che a sua volta si apre in una base trionfale e tonante che ricorda quasi la colonna sonora di un film di James Bond. Anche il testo prende una piega differente: Push usa la metafora della “Santeria” –religione sciamanistica cubana– per “evocare” lo spirito del suo amico e manager defunto e parlargli, esprimendo il suo dolore e il suo desiderio di vendetta.

Completamente diversa è Infrared: traccia in cui, su un beat minimale e sommesso, Push si toglie parecchi sassolini dalle scarpe, attaccando apertamente Birdman, Lil Wayne e, soprattutto Drake. Così facendo, Push dà vita al dissing più interessante degli ultimi anni, stroncato, purtroppo, dal manager di Drake, che impedisce all’artista canadese di rispondere una seconda volta e conferendo inavvertitamente a Push il titolo di “Quello che non vuoi come nemico”.

Believe in myself and the Coles and Kendricks
Let the sock puppets play in their roles and gimmicks
Shit, remember Will Smith won the first Grammy?
And they ain’t even recognize Hov until “Annie”
So I don’t tap dance for the crackers and sing Mammy
‘Cause I’m ’posed to juggle these flows and nose candy

Le collaborazioni sono poche ma estremamente ben realizzate: Rick Ross è decisamente in forma su Hard Piano e la sua voce completa il beat in maniera eccellente, mentre Kanye in What Would Meek Do? dimostra di saper ancora essere graffiante e aggressivo e sfoggia un flow che ricorda quelli dei suoi vecchi dischi.

Daytona è un album curato, con una minuzia e un’attenzione quasi maniacali, che intrattiene, fa riflettere e soprattutto non risparmia un colpo, confermando nuovamente lo status di Pusha T come uno dei migliori rapper del nostro tempo.