Vi ricordate i viaggi in Vespa verso la spiaggia, ballare nelle piccole discoteche balneari e “La Dolce Vita” a 360p? Se avete meno di 40 anni sicuramente no, se siete Thomas Mars, che ne ha 40 tondi, invece sì. Perché a quanto pare Sofia Coppola è riuscita a far innamorare il marito dell’Italia, anzi del mito italiano estivo, fatto di spiagge affollate da turisti tedeschi e stereotipi usciti da “Sapore di Sale”. Una cosa alla Jerry Calà e Massimo Boldi insomma, con tinte pastello e molta dance music anni ‘80.

Il sesto album dei francesi Phoenix è un’omaggio al Bel Paese ed era facilmente intuibile sia dal titolo stesso, Ti Amo,  che dai colorati nomi delle canzoni, che giocano volentieri con la lingua italiana (“Fior di latte”, “Tuttifrutti”). Come noi fantastichiamo su una Parigi romantica fatta di baci e amori, Thomas Mars fantastica sull’Italia, guardando Roma all’interno di un film di Fellini, passeggiando per “Via Veneto” in cerca della compagna e chiamandola poi in “Telefono”.

Ti Amo è un album che suona vintage, un po’ hipster forse, ma decisamente riuscito bene. Le chitarre sono ridotte al minimo a favore di synth che ricordano le piste da ballo proprio di quelle commedie balneari anni 80’ che ormai sono storia. Ogni canzone è a sè, non c’è una vera e propria hit, ma è quella sensazione di leggerezza dai filtri retrò la protagonista dell’album. Ne deriva un disco “leggero” che per abbandonarsi all’estate funziona benissimo.

Il punto forte dei Phoenix è il modo in cui mescolano l’inglese con l’italiano (e in “Goodbye Soleil“ anche il francese”) senza sembrare i dislessici di “feisbukk” riuscendo a mantenere un melodia dance dall’accento decisamente adorabile.” You don’t mind it as it is / Bonanza, che bello!”. Ringraziamoli poi per l’abbattimento dello stereotipo per cui l’italiano medio fa il pizzaiolo e mangia spaghetti e la relativa sostituzione con valori di qualità indiscutibilmente aulica quali il gelato, Franco Battiato e il prosecco.

Con Ti Amo ci sarà chi fantasticherà su quegli anni mai vissuti e chi sentirà i ricordi giovanili. Qualcuno anche i Thegiornalisti, ma aihmè, se Tommaso Paradiso scrivesse canzoni così al posto di biascicare “pamploma” saremmo tutti più contenti. C’era una volta un’Italia felice, patria del buonumore dove tutti pensavano solo ad amarsi, a mangiare gelato e a ballare. Ah la fantasia!