Mike Hadreas in arte Perfume Genius, 35 anni all’anagrafe portati con la grazia di un adolescente da romanzo d’altri tempi, può dirsi moderatamente soddisfatto della piega che ha preso la sua vita.

Sobrio da 8 anni dopo una parentesi di giovinezza debosciata a New York (chiusa con 20 giorni di rehab e un sacco di rabbia), condivide da altrettanti anni il proprio ménage quotidiano e artistico con il musicista Alan Wyffels che spesso lo accompagna sul palco.

Sin dai tempi del suo debutto per Matador, Learning, il suo pop lo-fi fatto di confessioni al pianoforte e ballad agrodolci è entrato immediatamente a far parte dell’immaginario collettivo queer pop. In un panorama indie già svezzato dalla fragilità ultraterrena di Anthony Hegarty e dall’eclettica iperattività di Sufjan Stevens, la musica di Perfume Genius è un’alternativa che colpisce per la schiettezza con cui racconta le ferite e le incomprensioni di una vita fuori dall’ordine costituito.

In una società che comincia appena ora ad accettare il mero riflesso stereotipico dell’omosessualità, figuriamoci le sfumature della sua realtà oggettiva, la poesia sanguinante di Perfume Genius ha contribuito ad arricchire il dizionario emotivo queer degli anni ’10 con quattro dischi di pregevole fattura capaci di convincere tanto la critica quanto la società di costume (basti pensare alla recente collaborazione con Prada).

Eppure, come in un interno notturno di Edward Hopper, la musica di Perfume Genius ci insegna che la stabilità può essere una faccenda incredibilmente complessa.

Se Learning e Put Your Back N 2 It sono la narrazione di un passato d’abuso e di crisi costante, con Too Bright, piccola gemma baroque pop, la rabbia digerisce il dolore e lo trasforma nel vestito più bello: se la mia stessa vita è una minaccia che sia una minaccia splendida.

Con la produzione affidata ancora una volta al sodale Blake Mills, per No Shape Mike decide di trasferire la registrazione del disco dalla cozy and rainy Britannia (in un certo senso vicina nel mood alla sua Seattle) a Los Angeles, il risultato è un sound più caldo e ricco dei suoi precedenti lavori che, paradossalmente, sembra persino guadagnare qualcosa in termini di immediatezza, esaltando le sue qualità di songwriter.

Pur aprendo con un pezzo che più Perfume Genius non si può, col piano gocciolante e la voce sparsa, basta un solo minuto per capire che qualcosa è cambiato. Otherside è un’eruzione di gioia, il suo inno religioso: la grazia non si guadagna, è sempre lì. Proprio come in Slip Away, primo singolo estratto e ottimo esempio di quella grandeur pop che non stonerebbe affatto in un disco degli Arcade Fire, “God is singing through your body and I’m carried by the sound”.

Just Like Love è una ballad alla saccarina che sembra scritta apposta per chiudere un episodio qualsiasi di Transparent. E’ una VHS dai visi paonazzi e sorridenti, i maglioni tornati di moda, e le date enormi, scritte coi caratteri goffi di un passato tecnologico imbarazzante. Un ragazzino imberbe balla nella casa dei suoi col vestito più eccentrico dell’armadio di sua madre. Ridono tutti ma sanno che non lo perdoneranno. “They’re rough, smoother them in velvet”.

Confidence in weirdness è esattamente il concetto che meglio potrebbe riassumere questa nuova fase artistica di Mike Hadreas. Go Ahead, nemesi della bellissima Queen (contenuta in Too Bright), è irresistibile sfacciataggine e state pur certi che quel “Watch me walk on by […] next time won’t be free” strizza l’occhio all’ormai memorabile “No family is safe when I sashay”.

La normalità in No Shape non è mai un oggetto tangibile. E’ una conquista continua, evidente nei fatti eppure costantemente messa in discussione: “How long must we live right, before we don’t even have to try” (Valley).

Persino nelle relazioni più limpide No Shape getta la patina opaca di fantasie di annientamento. La languida Die 4 You esplora lo stesso territorio fetish di Arca o FKA twigs (ve la ricordate Papi Pacify?), un po’ come Run Me Through, un riflesso quasi voyeuristico sul potere della sottomissione mentale e fisica.

Sides, prima vera collaborazione del catalogo di Perfume Genius, sfoggia una struttura pop ricca e accattivante, impreziosita da una chitarra piacevolmente anacronistica. “Baby trust” precipita in una specie di drop irrisolto che si adagia sulla voce sognante di Weyes Blood, “Baby, it ain’t easy to love”.

Alan è la chiosa tenera e sincera (“Did you notice we sleep through the night?”, quanto candore) di un disco maturo che archivia i drammi dell’adolescenza con una verità dura eppure incredibilmente liberatoria: si può essere gay e adulti responsabili e aver voglia di morire lo stesso. Anche se alla fine aggiustiamo tutto.

I’m here, how weird”.