The King of Whys è il nono lavoro di Owen, prolifico progetto solista di Mike Kinsella che a soli due anni di distanza da Other People’s Song torna a raccontarsi e noi a raccontarlo, come sempre, attraverso cinque punti.

Chi è Owen?
Il disco
Tracce migliori
Vale la pena ascoltarlo?
Conclusioni

1. CHI E’ OWEN?

Owen è il progetto solista di Mike Kinsella nato nel 2001 che riprende quelle che sono state le sonorità tipiche nelle sue esperienze con gli ormai storici American Football e Cap ‘n’ Jazz appartenenti al filone della scena indie di Chicago. Owen, che fa il suo esordio con l’uscita dell’album omonimo, subito dopo, l’anno seguente, pubblica No Good For No One Now, suo secondo disco. Kinsella in questi ormai 15 anni da solista ha espresso quelle che sono tutte le peculiarità del genere, senza troppi manierismi, portando avanti con semplicità e senza mai peccare di ridondanza, un’idea di musicalità emo mischiata all’indie scanzonato che fa di lui un esecutore che ha sempre mantenuto degli standard alti, e soprattutto autentici e sentiti. Fanno da esempio album come L’Ami du Peuple (2013) e New Leaves (2009) dove Owen ci ha aperto a nuovi sentieri sentimentali, raccontando storie e raccontandosi. The King of Whys è il suo ultimo lavoro uscito per Polyvinyl.

2. IL DISCO

The King of Whys arriva durante la maturità artistica di Owen, otto dischi alle spalle prima di questo sono un curriculum non da poco. Kinsella, che con gli American Football e i Cap ‘n’ Jazz aveva creato un lirismo che fa da guida, ancora oggi, a tutto il filone emo, con il progetto Owen smonta il tutto proponendo qualcosa di decisamente adulto. I testi sono incentrati su problematiche e delusioni di una età che non è più quella adolescenziale e degli anni della militanza negli American Football, ma bensì su un momento della vita dove la pesantezza del quotidiano, delle esperienze negative e del vivere in generale diventano più acute. Tutto ciò a sottolineare oltre che la maturità artistica, anche quella di vita. Empty Bottle, che apre il disco, è una perla fra l’acustica e lo stoner che rendono il brano una emblematica presentazione di quel che è stato, con il progetto Owen, lo smontare gli idiomi tipici del genere. Brani come Lovers Come And Go e Lost mettono in risalto la fragilità e la fugacità della gioia, esaltando tratti nascosti e profondi, intimi al punto tale che lo potremmo definire un vero e proprio mettersi a nudo da parte di Kinsella. Le sonorità ricordano Bon Iver e non è un caso dato che nel disco vi è la collaborazione di S. Carey che ha organizzato la registrazione dell’album a Eau Claire, casa di Justin Vernon. A Burning Soul fa un piccolo viaggio nella stilistica di metà anni novanta, un brano che racconta rammarico e desolazione, di anni passati fra alcolismo e depressione. Tourniquet e Sleep Is a Myth chiudono un quadro che risulta la descrizione sincera di vite e storie che si intrecciano affrontando ogni giorno la condanna inflitta dai propri demoni e dalle proprie preoccupazioni. Un Kinsella in forma, arrivato alla mezza età con concetti chiari e coincisi.

3. TRACCE MIGLIORI

Fra le tracce migliori balzano subito all’orecchio Empty Bottle, Lovers Come And Go e Sleep Is a Myth, rispettivamente per aver reso subito l’idea di stravolgimento, per aver dato un fare cinematico al disco recandogli un animo sensibile e attento, e per aver risposto in modo egregio e definitivo a tutte le convinzioni adolescenziali che accompagnavano i testi di Kinsella ormai anni or sono, improntando e dando vita a delle nuove concezioni, nuove strade e interpretazioni a tutte le fasi dell’esistenza. Un Kinsella traghettatore.

4. VALE LA PENA ASCOLTARLO?

The King of Whys è un disco che merita l’ascolto, specie in momenti dove la musica può rispondere a tutti i propri perchè. Il titolo, dopo tutto, già rende l’idea. Il racconto di tante esperienze, di delusioni, rammarichi, ma anche della consapevolezza, della presa di coscienza di cosa si era e cosa si vuol diventare.

CONCLUSIONI

Kinsella, come già accennato, sembra aver raggiunto la piena maturità artistica componendo un disco che non avanza sicuramente tante pretese, mantendendo però gradi di pregevolezza tipici di chi la sa lunga e che proprio non riesce a deludere. King of Whys consolida il percorso artistico del progetto Owen, dimostrandosi, senza riserve, una fonte di espressività che preme senza alcun velo sui sentimenti, che siano essi struggenti, spiacevoli o dolorosi.