Not To Disappear è l’ultimo lavoro (uscito a gennaio 2016 per la 4AD) dei Daughter, uno dei gruppi più interessanti del panorama indipendente internazionale. Oggi cercherò di raccontarvelo con semplicità ed immediatezza. Ecco voi i 5 punti che seguirò per farlo:

1. CHI SONO I DAUGHTER?

I Daughter sono l’ultimo grande successo della 4AD records, la stessa casa discografica che negli anni ’90 ha curato le produzioni di Lisa Germano e Pixies. Questo gruppo, capitanato dalla leader non poco affascinante Elena Tonra, ha caratterizzato la propria musica con uno stile molto dark e minimale, producendo alcune delle “ballate depresse” più belle degli ultimi anni.
I Daughter però non si fanno certo conoscere al mondo con questo album, il loro esordio datato 2013 si chiama infatti If you leave. Al suo interno troviamo, fra le altre, due canzoni che hanno marcato in modo indelebile la mente dei fan più affezionati. Sto ovviamente parlando dell’anthem Youth e della struggente Still.

2. IL DISCO: TRACCE MIGLIORI

Diciamolo chiaramente: questo disco presenta un grande problema. Vi è una disparità enorme in termini di qualità tra la sua prima parte e la seconda. Le prime 5 canzoni sono assolutamente perfette mentre le altre 5 sono decisamente più scontate e insipide. Le tre tracce migliori sono: New Days, Doing The Right Thing e How. Il primo, oltre ad essere l’opening track, è un pezzo intimo, struggente e paranoico che ricorda vagamente la Lisa Germano di Geek the girl. Poi c’è Doing The Right Thing il singolo trascinante già pubblicato nel 2015 costruito su un substrato di tastiere vellutate dove si insinua la voce ammaliante di Elena Tonra che, a ruota libera, esterna i dubbi più remoti della mente umana.

3. IL DISCO: TRACCE PEGGIORI

Le 5 tracce finali mi fanno storcere leggermente il naso (tranne Fossa che è oggettivamente un pezzo discreto) ma tra queste ve ne sono sicuramente due ben peggiori delle altre: To Belong e No Care. La prima, nonostante un’intro discreta, si perde negli stereotipi più banali delle canzoni elettro-pop, abbandonando quella sensibilità che rende i Daughter quello che sono. No Care è invece incomprensibile, un pezzo inutilmente ritmato che sembra essere uscito da un qualsiasi disco del 2007.

4. VALE LA PENA ASCOLTARLO?

La risposta è un NI. Nel senso, se amate la musica di questo gruppo non esitate minimamente, ma se per voi i Daughter sono degli sconosciuti allora vi consiglio di dedicarvi all’ascolto del loro esordio (già menzionato sopra) If You Live, che è un album di tutt’altro spessore.

5. CONCLUSIONI

Sono deluso? Si, ma non perché Not To Disappear è un brutto album, anzi. Sono deluso perché su di loro incombe l’ombra di un esordio folgorante e di un hype smisurato. Quello che stavolta i Daughter ci hanno regalato è semplicemente una raccolta di pezzi più o meno belli che si rifanno completamente allo stile già rodato del gruppo. Alcune canzoni non se ne andranno dalla nostra mente per molto tempo, altre invece non ci entreranno mai. Nel complesso però le luci sono decisamente superiori alle ombre. Aspettiamo fine anno per trarre le dovute conclusioni.