Metallica si, Metallica no. Negli ultimi 20 anni sono stati sputtanati in ogni modo, o li ami o li odi. Che poi siamo onesti, tutti noi abbiamo un’opinione su di loro e non la cambieremo sicuramente per un nuovo disco, l’unica cosa è che i paragoni continui con il passato e i luoghi comuni (anche se sono veri) sugli assoli di Kirk Hammett e sulle capacità di Lars hanno stancato. Da Load si sono imborghesiti, hanno cominciato a vestirsi meglio (per fortuna) e a fare i finti alternativi del rock. Hanno sbagliato? Probabilmente sì e dal 2000 stanno cercando di rimediare. Poi c’è da considerare l’aspetto economico. Quest’album è stato tanto atteso, ma non solo dai fan. I Metallica sono una multinazionale e  quando trovi le loro magliette da H&M e Pull&Bear lo capisci ancora di più. Sono un simbolo attorno al quale girano tanti soldi. Ma tutti i grossi gruppi sono così, è ora di accettarlo e capire che le strategie di marketing non le decide solo James.

Il fan medio dei Metallica non vuole assolutamente qualcosa di diverso dai primi cinque album, neanche se in mezzo c’è Lou Reed (Lulu è ancora perseguitato da insulti) e Hardwired…To Self-Destruct gli accontenta tutti. Perché è giusto dirlo, non tiravano fuori le palle in questo modo dal Black Album. 12 canzoni 2 cd e 77 minuti di violenza. Hardwired, Moth into Flame e Atlas, Rise! erano usciti come singoli e avevano fatto una bella impressione, tutti e tre veloci con armonizzazioni che si intrecciavano bene e riff old-style. Il resto? Più o meno su questo stile, con alcuni bassi e alti. Now That We Are Dead e Confuson non brillano di creatività, meglio Here comes Revenge e Halo on Fire con un finale molto avvolgente e una linea vocale che ti entra in testa (Hello darkness/say goodbye). Si sentono un po’ di Black Sabbath in Am I Savage dove provano a sperimentare ritmiche interessanti mentre le atmosfere di …And Justice for All sono presenti un po’ ovunque. Spit Out The Bone è la cosa più thrash dell’album e ti fa tornare in mente quando suonavi spensierato Battery chiuso in camera. Un po’ di nostalgia si sente, ed è giusto così.

A quanto pare, a cinquant’anni passati i quattro sentono la mancanza di quando erano giovani, si ubriacavano e suonano più forte e veloce possibile, cosa che si era sentita in Death Magnetic e che oggi convince. Danno ai fan quello che volevano: thrash. Possiamo quasi azzardare a dire che Hardwired…To Seld-Destruct è un disco maturo, considerando che gli arrangiamenti sono migliori di qualsiasi altro loro album e che hanno finalmente portato il mood degli anni ’80 nel presente con un sound moderno.

Quello che davvero sorprende è che James Hetfield ha 53 anni e canta ancora bene, in maniera convinta. E intendo che per un milionario dalla vita apparentemente perfetta cantare con la rabbia di quando era ventenne non è facile. Il tono di “We’re so fucked / Shit outta luck” è di una persona incazzata che crede davvero in quello che dice e gli Stati Uniti di oggi aiutano certamente ad esserlo. Un’altra cosa apprezzabile sono i video realizzati per ogni canzone dell’album, soprattutto in “Am I Savage” dove manca solo Tyler Duncan di Fight club e “ManUnkind” dove si divertono a farsi vedere come una band black metal.

Gli haters dovrebbero mettere via l’orgoglio e ammettere che i Metallica hanno fatto un disco che quasi nessuno si aspettava di qualità. La domanda sorge comunque spontanea. C’era bisogno di un nuovo album dei metallica? Si, più per riappacificare tutti quanti più che altro e per suonare dal vivo qualcosa di divertente che non sia Master of Puppets.