È quasi finito l’anno, state già brindando lo so, lo so. Dopo un 2017 pieno di grossi nomi, riusciamo finalmente a ritagliare un piccolo spazio dedicato a qualche perla persa tra i vari mesi. Una di queste è Marika Hackman e se non l’avete mai ascoltata questo è il momento giusto. In Giugno è uscito I’m Not Your Man, il suo secondo album come solista e primo per la Sub Pop. Proprio lei, la Sub Pop, sa quanto è bello poter tirarsela facendo gli alternativi e gli artisti che promuove, ironia a parte, sono davvero fighi. Marika non fa eccezione.

Lasciato il lato più tranquillo e folcloristico del debutto, l’ottimo We Slept At Last, la piccola Marika sembra tornare all’adolescenza: il grunge non è solo nell’atteggiamento anarchico del songwriting “fuck it, I’ll just let it flow’”, ma anche nelle chitarre. “Boyfriend” e “Gina’s world” accennano ai ’90, ma appartengono alla contemporaneità, uscendo dall’indie banalotto inglese degli ultimi anni. Perché è di questo che si tratta. I’m Not Your Man non è il solito album indie, qualsiasi cosa indie possa significare ora. È multigenere, dal folk di “Apple Tree” alla dolce e magica “Cigarette”, con del britpop sparso un po’ dappertutto.

Poi ci sono i testi e sono espliciti, senza vergogna.

I hold you here between my teeth
Slack like an elephant’s trunk

Chiaro che al centro è presente la femminilità e la propria identità sessuale, lo dice lei stessa che l’album è incentrato sulle relazioni tra ragazze, dal romanticismo alle rotture. C’è però anche dell’altro, un contorno appena abbozzato in cui Marika getta uno sguardo veloce sul mondo per poi tornare alle labbra della sua ragazza.

I love your mouth

Quello che ho visto in lei è un tocco di autenticità e anche se non sarà né il mio né il vostro disco della vita, è genuino. Facendo una metafora con il cibo, se l’Indie attuale è come l’avocado, Marika Hackman ha decisamente più sapore. Forse un gelato al pistacchio. In ogni caso c’è la voglia di fare lo slacker e di indossare magliette a righe, di stare in compagnia e di fumare qualche sigaretta, ma soprattutto di fare l’amore. Ah, la copertina è di Tristan Pigott, date un’occhiata alle sue illustrazioni che sono stupende.