LUH, Lost Under Heaven. Persi sotto il paradiso.
Non poteva (ri)cominciare con nome d’arte più evocativo la carriera di Ellery James Roberts, l’uomo, l’anima e la mente di quel progetto ambizioso e rivoluzionario che a suo tempo furono i WU LYF (World Unite – Lucifer Youth Foundation). Anche se questa volta le coordinate spazio-temporali si fanno decisamente diverse. Il frontman, abbandonato il gruppo e dispersosi in progetti secondari come questo , si è poi ritrovato fra le mani un’idea rischiosa e ambiziosa. Ebbene si, ritornare a fare musica sulla lunga durata. Questa volta non da solo, bensì assieme alla compagna di vita Ebony Hoorn.

Abbandonate le velleitarie ballate futuriste-dreampop che avevano caratterizzato la musica del gruppo di Manchester; il suo leader, Ellery, ha deciso di reinventare la sua musica. L’unico elemento comune con il passato rimane infatti quel cantato potente e graffiante che l’ha sempre contraddistinto sin dai suoi primi lavori. Per il resto, Spiritual Songs For Lovers To Sing è un viaggio esistenziale ed onirico che sembra passare attraverso infiniti universi. Dalle candide note dell’opening-track I&I -quasi una fusione delle personalità dei due- alla roboante $ORO, traccia che al primo ascolto potrebbe destabilizzare, e non poco, ascoltatore.

Sbilanciandosi si potrebbe dire che questo sia, fino ad ora, uno degli album più riusciti dell’anno. Ma sarebbe più interessante cercare di capire il perché. Partendo dal presupposto che i LUH. non fanno una musica particolarmente innovativa -nell’accezione più accademica del termine- bisogna constatare che l’eleganza con cui i due sanno rimescolare decine d’anni di elettronica – new wave – dreampop è pressoché invidiabile. Quasi da far presagire un qualche nuovo sound che pochi hanno per il momento sperimentato. Ebony ed Ellery sulla loro pagina Facebook parlano in maniera molto provocatrice di “Future Blues” non chiarificando però cosa stia a significare questa didascalia. Forse un giochino per la stampa musicale? Tutto è possibile.

È difficile stabilire in mezzo a questi 12 brani quali siano quelli che emergono maggiormente. Entrambi per un motivo o per un altro meritano il loro spazio all’interno di Spiritual Songs For Lovers To Sing. Dovendo fare una selezione mi soffermerei però su una manciata di canzoni: I&I, Future Blues e Here Our Moments Ends. Momenti di intimità celestiale, con le voci dei due che si intrecciano su strati sonori incerti tra un’elettronica d’avanguardia e gli strumenti più classici, pianoforte in primis. Certo, anche i brani come la già citata $ORO e Lament con le loro “scariche elettroniche” danno quel tocco di omogeneità ad un disco che al suo interno possiede diverse anime: una più dolce, calda ed accogliente che trova piena realizzazione nella voce di lei ed una più aggressiva, quasi post-apocalittica, incarnata dalla voce di lui.

Francamente il post-WU LYF non si sarebbe potuto affrontare in maniera migliore. Perché se da un lato è chiaro che i LUH siano un prodotto completamente a sé rispetto alla realtà da cui essi provengono è altrettanto evidente come siano presenti numerosi riferimenti culturali, sia nel suono che nei testi, che rimandano costantemente a quella realtà e al suo mondo ipnotico. Certo è il fatto che Ellery Robert James fino a qui non ne ha sbagliata una. E di questi tempi non è una cosa scontata.

Spiritual Songs For Lovers To Sing è un album proiettato in un’altra dimensione molto difficile da comprendere ma che, nota dopo nota, affascina e cattura la nostra attenzione; anche quella di coloro i quali a primo ascolto potrebbero sentirsi degli estranei in questa realtà. Non posso prevedere il futuro di questo progetto ma per ora, anche un po’ compiacendomi, continuerò ad ascoltare questa prima prodezza dei LUH., un album che aspettavo da tanto, troppo tempo.

“Never Forget The WU”