A due anni dal suo esordio No Burden nel 2016, torna sulle scene musicali la tanto acclamata Lucy Dacus con la sua ultima fatica in studio Historian. Aspettative alte generate dall’endorsement del ex governatore della Virginia Tim Kaine, nel 2016 candidato alla vice-presidenza americana. Aspettative rispettate? Sì e no.
Lo stile è prettamente cantautoriale, volto estremamente allo sguardo interiore, al lasciar fluire fuori sentimenti e paure con forza o semplicemente sussurrando.

The first time I tasted somebody else’s spit, I had a coughing fit
I mistakenly called them by your name

“La prima volta che ho assaggiato lo sputo di qualcuno / ho avuto un attacco di tosse” canta nell’opening Track Night Shift ed è estremamente viscerale, diretto e schietto, quasi uno schiaffo sulla faccia di qualcuno. Uno stile sicuramente notevole e riconoscibile tra tanti la contraddistingue, se poi vogliamo unirlo alle trame musicali che si sollevano gentili e quasi sussurrate per poi esplodere in una coda rock estremamente potente ed incisiva, allora abbiamo tra le mani un animale letale, quasi un serpente che si muove sinuoso, sempre pronto a scattare per mordere.

You take me aside
To solemnly confide
When it comes the time
You plan to give your body to the flame

Si, non lasciatevi ingannare dal suo visino angelico e dalla sua apparenza calma e posata; la nostra Lucy è pronta a scattare in qualsiasi momento, pronta a lasciarsi andare sopra un tappeto di chitarre distorte graffiando la sua voce e rendendola tagliente e penetrante. si vedano Pillar of Truth(struggente pezzo dedicato a sua nonna) e Body To Flame.
altro punto forte è la sua capacità di intrecciare melodie come quella di Next of Kin, delicata ed avvolgente su un corpo ora deciso e subito dopo più largo ed arioso, come nel finale.
Unica pecca in tutto questo è la voce che ricalca sempre le stesse tonalità e può arrivare ad essere pesante che però non toglie niente ai pregi e al talento della musicista Americana, promossa allo scoglio del secondo album.

I used to be too deep inside my head
Now I’m too far out of my skin
Too far out of my skin