Rapper inglese della periferia sud di Londra, Loyle Carner è riuscito con il suo Yesterday’s Gone a confezionare un album profondamente intimo e personale, accompagnando i testi introspettivi a un suono minimale e classico che li fanno risaltare ulteriormente.

Dall’inizio alla fine questo lavoro sembra un riassunto dell’adolescenza dell’artista: i primi amori, la passione per la musica e infine l’arrivo delle responsabilità nei confronti di lavoro e famiglia, con la quale dimostra di avere un rapporto molto stretto visti i numerosi riferimenti a essa.
I toni cambiano costantemente durante il corso del disco, emulando quasi quegli alti e bassi tipici del percorso di crescita di un ragazzo qualsiasi, arrivando nel finale a una leggera nostalgia per il passato mista alla consapevolezza di essere diventato l’uomo che sperava di essere.

There’s nothing to believe in, believe me

L’album si apre con una dichiarazione quasi nichilista da parte di Loyle, che ribadisce più volte di non riuscire a credere in niente nonostante ne senta il bisogno, dedicando la canzone a suo nonno, uno dei suoi più grandi mentori modelli di vita. La quarta traccia, Damselfly, ha un mood più allegro e cattura perfettamente quella sensazione d’innamoramento graduale tipica di un amore adolescenziale, che coglie alla sprovvista entrambi su un beat composto da una batteria e qualche accordo di chitarra.

Stard and shards of glass will harm if they meddle

Notevolmente diverso è Stars & Shards, un brano dal tema molto cupo in contrasto con una strumentale dinamica e ritmata, che racconta la storia di Sonny, un vecchio amico di Loyle immischiato in spaccio e violenza fino a finire in carcere. Un’occasione per riflettere sulla fragilità di una vita costruita su determinati princìpi.

Locked up in my room, deep cocoon, like you’e digging in crates

La traccia più energetica dell’album è No CD, nella quale Loyle e Rebel Kleff sfoggiano un ottimo flow mentre elencano le loro ispirazioni musicali (da Jimi Hendrix ai Led Zeppelin, da Jay-Z a Old Dirty Bastard) ed esaltano la loro passione per l’ascolto e il campionamento di vecchi vinili, terminando con dei consigli rivolti a chi vuole intraprendere una carriera musicale.

L’ultima parte dell’album è senza dubbio la più personale e introspettiva, con brani come Mrs C e Sun of Jean –quest’ultima con un intervento della madre Jean che descrive il figlio da bambino- incentrati sulla famiglia dell’artista che risultano estremamente riflessivi e a tratti commoventi, rivelando un rapporto profondo on essa.

Il brano conclusivo, Yesterday’s Gone, non è il massimo dal punto di vista vocale e il testo, preso da una vecchia canzone scritta dal padre, è abbastanza generico, ma conclude concettualmente il disco suggerendo che, nel bene e nel male, un periodo della vita di Loyle è finito ed è il momento di iniziarne un altro.

Nel complesso l’album non è nulla di incredibilmente innovativo, anzi a tratti può risultare addirittura ripetitivo dal punto di vista sonoro, impiegando troppo spesso il binomio batteria-piano. Tuttavia le produzioni sono di qualità, dall’inizio alla fine le tracce scorrono in maniera piacevole e naturale e gli skit occupano il giusto spazio, senza esagerare; inoltre dal punto di vista lirico il lavoro è eccellente sia per la tecnica che per i contenuti e come essi vengono affrontati. Decisamente da ascoltare per chi vuole immedesimarsi nelle storie di vita di uno di noi, uno qualunque.