In un mondo dove il pop era ridicolo e superficiale, un po’ come oggi d’altronde, una ricciuta sedicenne neozelandese uscì allo scoperto con un piccolo capolavoro musicale, sarcastico come una vignetta di Charlie Hebdo e di una affascinante arroganza. Avevo una cosa in comune con questa ragazza, l’età. Mentre io però andavo ancora al liceo, lei appariva a tutta pagina su Rolling Stone con una maglietta dei Cramps, mostrandosi spavalda e sicura sé. Era la nuova regina del pop e viveva ancora con i genitori. Ovviamente rimasi a bocca aperta davanti a un talento del genere. Il tempo di un tour e lei sparì.

Dai suburban di Auckland agli hotel di New York fino a rinchiudersi al “the Flame”, un piccolo 24/7 per lavorare, Lorde ha passato gli ultimi anni isolata dal mondo delle celebrità, nel suo piccolo regno per scrivere il seguito di Pure Heroine seduta al pianoforte con Jack Antonoff, chitarrista dei Fun.

Ascoltando Melodrama, il suo secondo lavoro, mi viene in mente “La danza” di Matisse, sia per i colori che l’album evoca, sia per l’energia vitale che propone. Le performance di Lorde sono molto intense, esprimono al meglio il concetto di dionisiaco e trasmettono una sorta di catarsi nell’ascoltatore. Non è un caso immaginarsi Lorde ballare da sola in casa le canzoni mentre le stava scrivendo. Anche se i brani sono stati pensati dopo la rottura con il suo ragazzo non è un romantico “break up” album, anzi, è indirizzato alla conoscenza di se stessi, ai momenti che passiamo da soli per conoscerci meglio. In Pure Heroine Lorde cantava “We”, in Melodrama canta “I”. Questo è il suo principale cambiamento.

Melodrama, lo ha detto lei stessa, è un album sulla solitudine con i suoi aspetti positivi e negativi. Questo porta a una moltitudine di emozioni caotiche in un un periodo caotico già di suo, l’ingresso nell’età adulta. È tutto un gran casino, tanto vale fare festa e divertirsi un po’ prima di sistemare i problemi. L’abum è dunque un “house party” e proprio come una festa ci sono momenti in cui ti senti euforico e altri in cui sei in bagno da solo, in down. Ci sono quindi canzoni entusiaste come “Supercut” e ballate malinconiche come “Liability”.

Lorde descrive la sua musica con colori e forme, Melodrama infatti è ricco di sfumature e tinte forti, luci notturne e neon.  La bellezza delle sue canzoni si trova in quello che Max Martin definisce “incorrect songwriting”, con cambi di direzioni inaspettati, dal singolo “Green Light”, a “Sober” e “Hard Feelings/Loveless”.

In questo momento l’album è nella top ten ovunque, merito anche di super produttori come Jean-Benoît Dunckel (AIR) e Flume, ma in Melodrama, Ella Yelich-O’Connor ci ha messo il cuore. Le sue infinite linee vocali si intrecciano e si armonizzano, si incontrano e si perdono in una metrica non convenzionale. Scandendo le parole con un accento incandescente (d-d-d-dynamite / l.o.v.e.l.e.s.s. generation) la sua voce selvaggia e decisa ci travolge.

Se in futuro penseremo a com’era la musica nel 2017, beh ci verrà in mente quest’album, un pop iperrealista e profondamente autentico.