I presupposti per l’atteso ritorno degli LCD Soundsystem erano pessimi. Il percorso musicale iniziato dalla band con l’omonimo disco d’esordio nel lontano 2005, culminato in quel capolavoro di Sound of Silver nel 2007 e concluso con This Is Happening nel 2010 era perfetto. Un’evoluzione musicale coerente e compatta, con la ciliegina sulla torta del live della band al Madison Square Garden di New York, sbandierato come l’ultimo grande concerto prima dello scioglimento e diventato poi la compilation Shut Up and Play The Hits.

Ma James Murphy ha cambiato idea, e non c’ha messo poi così tanto tempo a capire che gli LCD Soundsystem sono ancora una miniera d’oro, creativa ed economica. Ecco quindi l’annuncio di un nuovo disco, con migliaia di fan inferociti pronti a imbracciare i forconi e affossare un ritorno che alla fine, antipatie, rabbia e risentimento a parte, va a piazzarsi fra le migliori uscite dell’anno e forse anche fra i migliori dischi della band.

Oh baby
You’re having a bad dream
Here in my arms

American Dream racconta molte cose e lo fa in modo spietato, cruento e fortemente emotivo. oh baby (i titoli non hanno maiuscole) è un ritorno alle sonorità che hanno fatto degli LCD la band simbolo dell’indietronica punk di questo nuovo millennio, ma i synth diventano soffici, il ritmo assopito. Come un risveglio famigliare, come se nulla fosse cambiato, come se gli ultimi sette anni fossero stati un brutto sogno. Ma quella che sembra un’atmosfera leggera e solare si trasforma subito nell’isterismo sonoro fatto di ritmi martellanti e chitarre lamentose di other voices. L’ascoltatore si ritrova catapultato nel mondo moderno, un mondo scomodo, ma forse stare scomodi è la sensazione giusta per emergere e fare la differenza.

I spent a good amount of time with David Bowie, and I was talking about coming back and getting the band back together,” Murphy recalled. “He said, ‘Does it make you uncomfortable?’ I said ‘Yeah,’ and he said, ‘Good – it should. You should be uncomfortable.

Intervista di Rolling Stones a James Murphy

i used to, il terzo brano del disco abbassa le pulsazioni e racconta, sostenuto da una prepotente linea di basso, delle influenze nella carriera di Murphy, forse rivolgendosi proprio al mentore David Bowie, grande amico del frontman degli LCD. La seguente change your mind è il primo dei due brano più autobiografici del disco: su una base molto Talking Heads stile Remain in Light, Murphy racconta del post scioglimento e quasi si scusa con i fan per aver cambiato idea, esagerando un po’ la questione.

how do you sleep è l’altro brano autobiografico, racconta del rapporto fra James Murphy e Tim Goldsworthy, entrambi fondatori della DFA Records. Siamo a metà disco e questo monumento al rock elettronico si erge imponente al centro quasi esatto di American Dream come prova della forza creativa degli LCD Soundsystem. Dalle prime semplici battute di tamburo e dal canto di Murphy, che sembra lontanissimo, si arriva a una parte centrale dominata da un synth che ricorda molto quello della Someone Great di Sound of Silver, fino a un crescendo che sfocia in un esplosione sonora generale.

if we meet again tomorrow, just like nothing went wrong
But there I go
Erasing our chances
Just by asking
“How do you sleep?”

Per riprendere fiato, ma neanche troppo, c’è tonite, con la sua bassline “grooveggiante”. Il brano è una critica verso tutti quei pezzi musicali che manipolano le emozioni dell’ascoltatore lucrandoci sopra. Il testo è fra i più riusciti del disco, meno la parte musicale. Ma musicalmente gli LCD si rifanno subito con call the police, un rapido crescendo dall’avanzata inesorabile con diversi cambi di tonalità. Murphy qui canta le parole più velatamente politiche della sua carriera, senza mai essere banale e scontato.

Ci si avvia verso la conclusione con la title track del disco, una dolce ballata, una richiesta d’aiuto di un’intera generazione americana. Qui l’arrangiamento ricorda molto quello di Plainsong dei The Cure, siamo al limite del citazionismo spudorato, quasi un gioco postmoderno (e infatti la graficamente orrenda copertina del disco è ispirata a quella dell’edizione americana del gargantuesco Infinite Jest di David Foster Wallace). Su territori tematici simili si aggira anche emotional haircut, l’ultimo baluardo funky prima della conclusione, affidata alla solenne black screen. Il brano è una commovente lettera d’elogio a David Bowie intrisa di quella malinconia a là New York, I Love You But You’re Bringing Me Down che tanto piace a James Murphy, con una chiusura che ricorda molto i lavori ambient di Brian Eno, sempre per rimanere dalle parti del Duca Bianco.

Con American Dream gli LCD Soundsystem e il suo frontman si fanno perdonare quello che è stato un ritorno un po’ troppo frettoloso per essere stato mosso solo da ragioni creative. James Murphy di cosa da dire ne ha molte e le racconta ancora molto bene, come pochi sanno fare. L’incognita è il futuro, ma per adesso un altro bersaglio centrato nella discografia di uno dei gruppi più solidi e importati del nuovo millennio.