Molti rapper nei loro testi parlano di vita di strada senza viverla veramente, costruendo un personaggio che nel mondo reale non esiste. Questo non è sicuramente il caso di Kevin Gates, condannato a 180 giorni di carcere per aver preso a calci una sua fan. La sentenza è stata ulteriormente aggravata da altre accuse tra cui possesso di arma da fuoco e uso illecito della stessa. L’incarcerazione non ha tuttavia impedito l’uscita del suo mixtape By Any Means 2, pubblicato dalla moglie di Gates.

Lasciando da parte le controversie e prendendo il disco per quello che è, le 14 tracce risultano notevolmente ben strutturate e scorrevoli. Il suono è una sorta di “compendio” dei due stili di Hip Hop comunemente associati all’attitudine gangsta: la Trap e le batterie lente e pesanti.

Dal punto di vista lirico i testi sono scritti in modo particolarmente accurato e attento, mischiando a regola d’arte la tipica “ignoranza” del Rap di strada e un linguaggio più corretto dal carattere riflessivo e quasi intellettuale. Inoltre, tenendo presente i trascorsi penali di Gates, le sue parole suonano credibili e reali.

Niggas want a feature, they gon’ holler Gates
Niggas want protection, they gon’ say my name
Niggas want some fame, stand on side of Gates
I can see the snakes, nigga you too late

Già dalla prima traccia si può intuire tutto questo: No Love è un brano in cui la batteria pesante contrasta con un sintetizzatore dal suono leggero e quasi allegro nel ritornello, opposto al testo cupo e aggressivo.

Fucking Right prende quasi di sorpresa l’ascoltatore, con una base influenzata da un Hip Hop un po’ più classico e un testo che letteralmente parla d’amore con una dolcezza inaspettata da un personaggio come Kevin Gates.

Una delle tracce più aggressive e graffianti del mixtape è Attention, non particolarmente innovativa dal punto di vista del testo, ma decisamente galvanizzante dal punto di vista della performance. Ottima anche la scelta di utilizzare una strumentale che ricorda il Gangsta Rap a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio degli anni 2000 e che condisce alla perfezione il brano.

Get a man who like your father, no lil’ boy who never lived it
Pouring syrup in the drink, depression hurt me every way
Wanna see you win, get it straight
Lot of ’em probably say I don’t love ’em, I don’t spend enough time with ’em

Completamente diversa è la traccia successiva, GOMD, dal beat al tempo stesso cupo e onirico e con uno dei testi più sentiti e toccanti dell’intero progetto che a tratti suona quasi come un testamento spirituale dell’artista stesso.

What if God was one of us?
Just a thug like one of us
Looking for love in the club like one of us
Trna make it out the slums like one of us

 

Un altro momento estremamente riflessivo è What If, in cui Gates si interroga sul suo stile di vita, ammettendo i propri errori e giungendo alla conclusione che forse, per chi cresce in un determinato ambiente, questo è l’unico modo di uscirne. A rendere il tutto più vivido e reale è la metafora che scatena l’intera introspezione: “E se Dio fosse uno di noi?”.

L’unica collaborazione del mixtape è Beautiful Scars con PnB Rock, ben riuscita ma non esattamente notevole, anzi addirittura blanda se paragonata al resto delle tracce. Questo nonostante la profondità e la sincerità delle parole di Gates.

Molte canzoni di questo mixtape risultano ripetitive negli argomenti e anche quelle che si distinguono per tema tradiscono un atteggiamento spocchioso e arrogante tipico del Gangsta Rap che, tuttavia, non sempre stona. L’esperienza personale del rapper contribuisce al realismo dei brani, ma i contenuti stessi impediscono all’ascoltatore medio di immedesimarsi nell’artista e creare quella connessione quasi necessaria ad apprezzare a fondo un disco.
Nonostante questo problema, il progetto è ottimo e vale sicuramente la pena di essere ascoltato nella speranza che, una volta uscito dal carcere, Kevin Gates rimanga fuori e continui a produrre musica di qualità.