Non è facile per un artista discostarsi dal proprio gruppo, specie quando si parla di una band coesa come i Brockhampton, tuttavia Kevin Abstract ha già dimostrato in passato di essere perfettamente in grado di fare musica da solo nell’intervallo tra un progetto e l’altro del collettivo. Il suo secondo album solista, ARIZONA BABY, ne è un’ulteriore prova. Nonostante il sound faccia capire quanto la sua influenza sia preponderante nell’estetica sonora del gruppo, Kevin dimostra anche di avere perfettamente senso come artista a sé stante. La pubblicazione di questo disco è stata relativamente travagliata: prima sotto forma di singolo omonimo, poi come EP dal titolo Ghettobaby e infine con l’aggiunta di altri cinque brani, diventando l’album che abbiamo oggi.

Come già detto, il sound di Kevin è molto legato a quello dei Brockhampton, ma con una forte influenza anche di Kanye West, il tutto aggiungendo, però, qualcosa di unico che dà all’intero progetto una notevole personalità.

How do you cope without a rope?
Me and my boyfriend, we lookin’ for hope
See me, I’m cussin’ and bustin’ the soles
Actin’ like niggas don’t know who I was
This for my boys, this for my folks
I told my mama I’m good on my own

Anche i temi affrontati ricordano molto quelli già presenti negli album del gruppo, ma più personali, mettendo in luce diverse sfaccettature della personalità dell’artista: la difficoltà di un teenager omosessuale di colore in uno stato come il Texas, l’insicurezza verso se stessi e la paura di aver deluso e lasciato alle spalle le persone importanti nella propria vita per citarne solo alcuni. Nonostante la negatività generale degli argomenti, Kevin riesce a guardarli comunque con un certo ottimismo, facendo trasparire un’enorme forza mentale e psicologica. Quest’album non parla quindi soltanto di problemi, ma anche della loro risoluzione finale.

I wonder if Ameer think about me, or what he think about me
See when I think about me, I barely think about me
I think about the people that surround me, and how I let ’em down
I’m doin’ that right now by even fuckin’ talkin’ ’bout this
I’m sorry Dom, I prolly shouldn’t be puttin’ all our problems on the front lawn
Like that scene in Blow when George’s mom called the feds ’cause it was hurtin’ her rep
At what point do I do it for myself, instead of thinkin’ ’bout the set?

Vediamo subito prova di questo nella seconda traccia, Joyride, che maschera l’insicurezza con un beat orecchiabile e allegro con trombe e una batteria Drum And Bass. Il testo crea uno splendido contrasto con la base: parla di rimpianti, del non aver saputo cogliere occasioni nella propria vita (come ad esempio frequentare l’università), ma anche della sua “fuga” insieme al compagno, la loro ricerca di speranza e di un posto loro, dove poter essere finalmente tranquilli insieme.

Corpus Christi è un brano fortemente personale e struggente, ma con una nota di speranza nel ritornello. Il beat è a dir poco minimale: la maggior parte di esso è composta soltanto da una chitarra sopra la quale Kevin rappa di problemi familiari “dovuti” alla sua omosessualità e soprattutto della sensazione di aver deluso chi ha fatto parte della sua vita. Il più potente schiaffo emotivo è nella seconda strofa, in cui l’artista parla della difficile decisione (per lui più che per gli altri) di allontanare Ameer Vaan dal gruppo in seguito alle accuse di molestie sessuali. Il dolore deriva dalla perdita di un amico d’infanzia che era sempre stato presente e aveva sempre supportato Kevin, il quale sente di aver abbandonato un amico proprio nel momento del bisogno, nonostante le controversie avvenute.

Generational trauma things
I wonder how far I could bring
This shit to my existence, my nigga
Can I get a witness? I lived it
Turn into a vicious, I spit it
Looked at me and rip it, just get it

Use Me è una traccia decisamente molto diversa, con un beat cupo e a tratti inquietante in cui il rapper parla di tutto ciò che ha visto di negativo nella sua adolescenza e del suo desiderio di fuggire da un quartiere che poteva solo offrire una vita di droghe e crimine. Non c’è più rimpianto per l’abbandono del proprio luogo d’origine in questo pezzo, solo una calma e fredda determinazione ad andarsene, lasciando indietro non tanto le persone, quanto più le situazioni tossiche e pericolose offerte da quel posto.

I wanna move far away and buy my parents a house
I was obsessed with a blouse, I just liked the way it looked
I thought a brother was cute
He was older than his dawg, I was breaking the rules
I was a flaming faggot, that’s what the principal called me
Not to my face, but I felt when I was stuck in his office
I’m just a, I’m just another American problem, my nigga

American Problem è un pezzo che inizia in modo allegro e spensierato, ma procede in maniera decisamente più pesante una volta che il beat rallenta e si fa più minimale; è qui che Kevin parla della sua adolescenza in un luogo che cercava di nascondere o addirittura “correggere” la sua personalità e di tutti i problemi che ciò ha comportato.

ARIZONA BABY non è sicuramente privo di problemi: alcune tracce sembrano quasi ripetersi un po’ e lo stacco tra le due differenti parti (il primo EP e i brani successivi) è troppo evidente, quasi come avesse unito due differenti EP (che in un certo senso è proprio ciò che ha fatto). Tuttavia il sound coeso, l’ecletticità dell’artista e le sue fortissime emozioni sono più che abbastanza per rendere quest’album un progetto interessante e carico di significato e di importanza.