Dopo aver fatto parlare di sé per le proprie opinioni controverse per l’ennesima volta, Kanye West ha deciso di spiegarci il suo contorto punto di vista con un album che, per quanto interessante sulla carta, risulta troppo caotico e affrettato nell’esecuzione.

ye non è un brutto album, anzi ha un ottimo sound e dal punto di vista lirico ha dei momenti senza dubbio memorabili, tuttavia il tutto sembra, purtroppo, troppo lineare e poco elaborato: un enorme problema considerando l’attenzione ai dettagli e l’estrema creatività che l’artista ha dimostrato avere in passato. L’impressione complessiva è quella di un album frettoloso, poco curato, come se Kanye avesse avuto un altro progetto pronto e avesse deciso di scartarlo per produrre qualcosa con cui giustificare le dichiarazioni fatte nell’ultimo mese.

I don’t do shit halfway, I’ma clear the cache
I’ma make my name last, put that on my last name
It’s a different type of rules that we obey
Ye, Ye, Ye season, nigga, we Old Bay
We was all born to die, nigga DOA
Niggas say they hero, mhm, I don’t see no cape

L’argomento centrale è un tema incredibilmente delicato e controverso: il disturbo bipolare della personalità. Se da una parte il tema viene trattato in modo curioso, paragonandolo a un superpotere e cercando di farlo diventare la propria forza, dall’altra il fatto stesso che abbia deciso di trattare proprio questo disturbo subito dopo le sue dichiarazioni sulla schiavitù e sul supporto a Donald Trump fa storcere il naso, come a voler dire ai fan “Non prendetevela con me se dico qualcosa di esagerato: sono bipolare.” Più che una confessione vera e propria, il tutto sembra quasi una scusa o la strumentalizzazione di un problema reale ed estremamente serio.

I beat sono tutti ben prodotti ma, come già menzionato, un po’ scarni e poco elaborati -salvo un paio di eccezioni-, tuttavia l’artista riesce comunque a dare un senso di varietà nel sound nonostante le tracce siano soltanto 7 (durata a dir poco insufficiente per trattare un tema così complesso).

Tweakin’, tweakin’ off that 2C-B, huh
Is he gon’ make it? TBD, huh
Thought I was gon’ run, DMC, huh
I done died and lived again on DMT, huh
See, this a type of high that won’t come down
This the type of high that get you gunned down

Il primo pezzo, Today I Thought About Killing You, è emblematico per quanto riguarda il tema centrale: la parte iniziata parlata su un tappeto musicale minimale ci fa guardare nella mente di una persona bipolare con la frase “Oggi ho pensato di ucciderti, ho pensato anche di uccidermi e amo me stesso molto più di quanto ami te, quindi…”. Un concetto molto interessante dal punto di vista metaforico e possiamo solo speculare su chi sia il destinatario di queste parole: che Ye parli dei suoi fan, del suo ego o di altro ancora, il messaggio arriva e fa preoccupare e riflettere allo stesso tempo. Quando la batteria attacca, però, il caro vecchio Kanye torna a colpire con un flow spezzato e qualche barra interessante.

They say, “Build your own”—I said, “How, Sway?”
I said, “Slavery a choice”—they said, “How, ‘Ye?”
Just imagine if they caught me on a wild day
Now I’m on fifty blogs gettin’ fifty calls
My wife callin’, screamin’, say we ’bout to lose it all
Had to calm her down ’cause she couldn’t breathe
Told her she could leave me now, but she wouldn’t leave

Yikes è uno dei pezzi più interessanti dell’album: un beat ritmato e rimbombante accompagna un flow saltellato e coinvolgente, che Kanye usa per trattare la sua dipendenza da psicofarmaci e medicine oppiacee e i rischi che questi farmaci gli hanno fatto correre, citando anche i nomi di artisti uccisi dall’abuso di queste sostanze come Prince e Michael Jackson.

Il brano più emotivo è sicuramente Violent Crimes, che ci mostra il lato più tenero e paterno di Kanye West: tra avvertimenti e raccomandazioni alla figlia North, il nostro ci racconta come gli uomini possano essere mostruosi e selvaggi nei confronti delle donne, fino al momento in cui hanno una figlia (o comunque mettono su famiglia) e iniziano a vedere tutto da una prospettiva differente.

Curves under your dress, I know it’s pervs all on the net
All in the comments, you wanna vomit
That’s your baby, you love her to death
Now she cuttin’ class and hangin’ with friends

Le collaborazioni sono tutte relativamente ridotte nella durata, ma non sprecate; particolarmente riuscita è quella di Kid Cudi in Ghost Town, traccia in cui anche Kanye sfoggia un buon cantato.

Nonostante i problemi evidenti di consistenza e di frettolosità nell’esecuzione, ye è un album godibile, con alti e bassi ma nel complesso ben realizzato. Non ci resta che augurare a Mr. West di risolvere i suoi problemi e sperare in una minore superficialità nei suoi prossimi progetti.