Una delle doti fondamentali per un artista indipendente è il sapersi porre nel migliore dei modi su internet, creando hype su di sé in modo da incuriosire e interessare il pubblico, sia quello potenziale che quello già fidelizzato. In questo JPEGMAFIA è un vero e proprio maestro: pochi artisti sanno sfruttare la cultura pop internettiana e i meme come fa lui che non solo li impiega in modo massiccio sui suoi profili social, ma li integra ampiamente anche nei titoli delle sue canzoni e, ovviamente, nei testi.

Pray you get comfy in your disguise
Pray for my thots on the other side
Pray for my children I can’t provide, I’ll feel 45
Pray when you shoot, it’s a homicide
Pray for my haters, they terrified
Nigga, come kill me, I’m verified

Già l’anno scorso con Veteran, Peggy ci aveva ipnotizzato e risucchiato nel suo mondo talmente strano e impossibile da sembrare più reale della realtà stessa con un album impeccabile; eppure questa volta si è nettamente superato. All My Heroes Are Cornballs ha un sound molto meno duro dell’album precedente, più incentrato sulla melodia e con meno suoni violenti e destabilizzanti (alla Death Grips per intenderci). Niente paura, il disco non perde quella carica di energia così tipica di Peggy, né tantomeno la sperimentazione, anzi AMHAC è, proprio per questo motivo, ancora più sperimentale di Veteran, ma stavolta la vena creativa del rapper/produttore si allontana un po’ di più dalle sue influenze per spingersi in una direzione diversa e più personale e inimitabile.

A scrub is a guy who thinks he’s fly
And also known as a buster
Always talkin’ ’bout what he wants
And just sits on his broke ass

Questo discostarsi dal lavoro altrui si riflette anche nel concept dell’album (sì, il disco di JPEGMAFIA ha un concept, strano a dirsi) che è volto a decostruire e distruggere la figura dell’idolo e dell’eroe –come suggerisce il titolo– che altri non è che un essere umano come tutti e, in quanto tale, fallace per usare un eufemismo. Peggy dissacra e uccide metaforicamente i propri idoli e chiede all’ascoltatore di fare lo stesso con lui perché in fondo siamo tutti ugualmente pessimi e pieni di difetti.

Per fare tutto questo, l’artista non si limita a dichiarare ciò nei testi, ma esprime la sua critica anche nel sound, nel quale integra moltissimi elementi cantati e Pop (soprattutto nei ritornelli) parodizzandoli come in Jesus Forgive Me, I Am A Thot e BasicBitchTearGas. Non mancano tracce più cariche e forti, come JPEGMAFIA TYPE BEAT e PRONE! in cui Peggy sfoga tutta la sua aggressività, soprattutto nella seconda, carica di ultraviolenza quasi alla “Arancia Meccanica”. Peggy sembra quasi essere uscito da quel film in alcuni momenti, un personaggio nato da una fusione tra Alex DeLarge e il veterano protagonista di Exmilitary dei Death Grips grazie alla cattiveria e il sadismo che esprime nelle sue minacce e soprattutto al modo in cui scherza e ironizza sul tutto, esorcizzando il demone della violenza (forse nato anche dal suo passato nell’esercito) in una vera e propria catarsi.

Plant feet, take charge
We can’t find you at your job, we gon’ be at home
Heard ya nigga up and coming, we gon’ put him on
I ain’t even gon’ try to conceal the chrome, let’s get it on
Yeah, now get him gone
Bullets through his neck and his backbone

Il rapper non risparmia un colpo e va ad attaccare anche la cultura di internet di cui è in un certo senso figlio e nel farlo gioca con le idee dei popoli internettiani (soprattutto incel, redpillati e alt right) e le rivolta loro contro. In Beta Male Strategies si scaglia contro i cosiddetti “leoni da tastiera” protetti e sicuri nel loro anonimato, Grimy Waifu è una canzone d’amore dedicata alle sue armi (giocando col concetto di waifu appunto) e Thot Tactics è un capolavoro dell’ironia in cui l’artista rifiuta il “corteggiamento” che i suoi fan gli offrono usando le stesse tecniche delle ragazze insicure che cercano attenzione su internet, portando quindi la conversazione su un piano che l’utente, considerato stupido, può comprendere, il tutto condito da metafore riconducibili alla violenza.
Anche con questi argomenti Peggy distrugge un idolo: internet ovvero il suo ambiente, il suo strumento pubblicitario, la sua ispirazione, la “madre” che lui metaforicamente uccide come in una sorta di superamento del complesso edipico.

Bruh, put the keyboard down, get the MAC out
Blackout, make a motherfucker back out, back
G’s up, freeze when I put her down
I’m pullin’ up on this pussy and I’m pullin’ out

Contrariamente da quanto precedentemente aveva annunciato (riferendosi all’album  come “la delusione”) in AMHAC, Peggy ha raggiunto lo stadio finale della sua indipendenza artistica e si è liberato delle sue influenze: ora ha un sound suo molto preciso e inimitabile, che non si può trovare in nessun altro artista. A questo punto la strada è un po’ meno in salita, ma le possibilità sono infinite.