Negli ultimi anni, Joey Bada$$ ha fatto parlare di sé e del suo collettivo Pro Era tramite la propria musica e le proprie opinioni. Noto soprattutto per l’approccio “Old School” al proprio lavoro, il rapper newyorkese ha recentemente pubblicato il suo nuovo album: All-Amerikkkan Bada$$.

Già dal titolo possiamo comprendere quale sia il contenuto del disco, almeno per quanto riguarda gli argomenti: razzismo in primis e a seguire i problemi e le contraddizioni della società statunitense. Tuttavia la sorpresa sta nel modo di affrontare questi temi: se in passato, infatti, Joey è stato molto esplicito e ferreo sulle proprie opinioni, dichiarando il suo supporto per il movimento Black Lives Matter, ora queste sue certezze stanno crollando e il rapper sembra barcollare tra un’idea e l’altra, non sapendo più dove si trovi la verità. Basti pensare a Babylon, in cui l’artista dichiara:”If black lives really mattered you niggas would do something.” (Se le vite dei neri avessero veramente importanza voi fareste qualcosa).
L’insicurezza di Joey, però, non traspare prima della seconda metà del disco, dando all’ascoltatore l’impressione che il rapper non sia coerente con i propri pensieri. Nel corso dell’album, infatti, passa costantemente dalla volontà di abbattere il razzismo a quella di allontanarsi dalla popolazione bianca, dal desiderio di vivere in un mondo senza violenza a quello di veder morire tutti gli agenti di polizia, dal ripudio delle gang al pensiero di poterle impiegare come una sorta di “polizia di quartiere”.
È solo al secondo ascolto che tutte queste contraddizioni prendono una forma più concreta, facendo capire che, diversamente dai precedenti lavori, Joey ora non vuole dare risposte perché non ne ha: l’album non è una dichiarazione politica, ma una ricerca di risposte che l’artista sa benissimo di non poter trovare.

Dal punto di vista musicale, l’album si può dividere in due parti: la prima scandita da beat calmi e allegri che creano un bellissimo contrasto con gli argomenti seri e cupi, mentre la seconda, composta interamente da collaborazioni con altri artisti su dei beat più “noir” e al tempo stesso aggressivi, viene introdotta in maniera molto fluida e naturale da Y U Don’t Love Me (Miss Amerikkka), in cui Joey paragona la sua Nazione a una donna che non lo ama e lo tratta nel peggiore dei modi. Questa differenza tra le due sezioni del disco sottolinea ancor più questa impossibilità di trovare una risposta a tutte le domande che l’artista si pone.
Ciò che accomuna tutte le produzioni, tuttavia, è il suono anni ’90 che caratterizza da sempre i lavori di Joey Bada$$, con abbondanti influenze Jazz e qualche tocco Reggae, ispirate chiaramente da gruppi storici come A Tribe Called Quest, Jurassic 5 e Arrested Development.

Le collaborazioni sono tutte molto riuscite, soprattutto quelle di ScHoolboy Q in Rockabye Baby, che contiene un letterale vaffanculo a Donald Trump e di J. Cole in Legendary, che affronta il tema della spiritualità e della continuità dell’arte dopo la morte dell’artista.
L’unica eccezione è Ring The Alarm, in cui la partecipazione di Nyck Caution, Kirk Knight e Meechy Darko, seppur qualitativamente ottima, risulta quasi superflua.

L’ultima traccia, Amerikkkan Idol, è una lunghissima e appassionata riflessione su tutti gli argomenti trattati nel resto dell’album e serve a chiuderlo in maniera magistrale e carica di emozione e di pathos su un beat molto posato e minimale.

Molto controverso e travagliato, quest’album è una sorta di testamento spirituale di Joey Bada$$, che ammette le proprie incertezze senza però apparire debole o vacillante e fornisce spunti di riflessione non indifferenti. Sicuramente un disco che merita l’ascolto anche da parte di chi non conosce o non apprezza i lavori precedenti di questo giovane e talentuoso artista.