Il mese di Gennaio è un periodo strano.
Torniamo tutti a lavorare dopo le feste, siamo misteriosamente ingrassati di due o tre chili e c’è un’assenza assurda di uscite, non solo a livello musicale, ma anche a livello cinematografico e videoludico in molti casi.
Questa è una spada a doppio taglio, perché mentre da una parte non ci sono molti dischi da recensire o da ascoltare, dall’altra ci si può tornare indietro all’anno appena passato, per ascoltare dischi che potremmo aver saltato durante il 2018.
Questo ci porta al soggetto di questa recensione, JMSN, con il suo disco uscito il 21 Settembre scorso: Velvet.

JMSN è un cantautore, produttore e polistrumentista americano che ha debuttato la sua musica nel 2012 con il suo album Priscilla. Priscilla utilizzò uno stile che molti descrissero come simile a quello di The Weeknd in quei anni, cosa non sorprendente dato che House of Balloons e il resto della sua trilogia di mixtape hanno praticamente cambiato la musica R&B del decennio e dato via ad un esercito interminabile di “Imitatori”.
La cosa interessante da evidenziare però è lo stile canoro: Lui fa uso del falsetto in molte sue canzoni, uno stile che dona alla sua musica un’atmosfera intima, passionale e onestamente erotica.
Questo tema è accentuato in particolare nel suo ultimo disco che mostra un’evoluzione chiara che omaggia il genere musicale decennale con stile e composizioni da urlo.
Se dovessi riassumere questo disco in una semplice frase, la definirei come “Il disco che Justin Timberlake avrebbe dovuto incidere al posto di Man of the Woods”.
Quest’ultimo, per chi si ricorda, ha rilasciato un disco che lui stesso ha definito sperimentale, per via delle fusioni nelle tracce tra R&B, Country e Pop. Per quanto questa possa essere stata un’idea promettente, il prodotto finito si è rivelato un completo e totale disastro, nella quale tutte le canzoni (eccetto Say Something con Chris Stapleton) non sono neanche riuscite ad entrare nella Billboard Hot 100 in modo significativo oltre ad essere di qualità tristemente scadente.

“The heat you’re supplying
Is getting me wet, is getting me wet
My heartbeat is climbing, my heartbeat is climbing”

Guardando invece il caso di Velvet, è evidente durante l’ascolto di questo disco che l’intento di JMSN sia stato quello di creare una collezione di canzoni orecchiabili perfette per una serata di easy listening con la morosa, un classico esempio di “Baby Making Music” con testi incentrati su storie d’amore e incontri sessuali con una o più partner, cose davvero tipiche nella musica R&B sia moderna che quella di una volta, anche se hanno davvero più cose in comune con Usher e Marvin Gaye piuttosto che con Trey Songz o Omarion.

Alcune tracce, come il breve ma incalzante Pose, sembrano fatte apposta per la passerella di una sfilata della Victoria’s Secret, altre, come il singolo Talk is Cheap che utilizza un instrumental rilassante ma allo stesso tempo accattivante sono complimentate dal cantato di JMSN, oppure Mind Playin’ Tricks on Me, l’ottima ballad che sembra uscita fuori da un tramonto in spiaggia a Miami negli anni 80, con tanto di uso surreale di sintetizzatori, riassumono in modo concreto l’approccio musicale di questo LP.
Sicuramente è meno sperimentale di molti dischi degni di nota nel genere (soprattutto considerando l’uscita recente di Negro Swan, l’ultimo disco di Blood Orange oppure l’uscita nuova di zecca di James Blake), ma è una finestra nostalgica che mostra i vecchi trend musicali del genere durante un decennio ormai superato, anche se fortunatamente detta finestra è stata decisamente realizzata con relativo gusto.

“As I lay in the bed and watch you get dressed
With my hands behind my head I start to wonder
Do I really have what it takes to get you off?
‘Cause you got some real sex appeal and I’m not a man of steel”

Questo però non vuol dire che tutte quante le canzoni di questo disco siano riuscite, purtroppo nella tracklist ci sono alcune tracce come il mielosissimo Sunset: Sarei un bugiardo se dicessi che ascoltare la prima strofa di questa canzone non mi faccia morire dalle risate.
Con tutta la passione che JMSN mette nella sua performance vocale, la prima cosa che mi salta in testa è una cover malriuscita dei Bee Gees, senza scordarci di Explicit, che fa uso di strumenti che sembrano talmente finti e simulati che mi danno l’impressione di essere stati programmati per una tastiera della Yamaha. Onestamente questa traccia mi fa pensare a quanto sia più accattivante ed erotico andare dal prete per una confessione, piuttosto, anche se c’è da dire che l’uso del sassofono verso la conclusione della traccia riscatta il tutto; è proprio questo quello che intendo quando dico che le composizioni di questo disco sono, appunto, da urlo.

Detto questo, è abbastanza palese che questo LP non sia da analizzare o da contemplare per diverse ore dopo ciascun ascolto, specialmente tenendo presente il fatto che esso sia ovviamente fuori stagione per il mese di Gennaio (per quanto questo inverno sia uno dei più soleggiati che abbia mai visto).
Credo che il momento ideale per ascoltare Velvet sarà questa estate, magari girando il mare in macchina durante il tramonto assieme qualcuno di speciale con questo piacevolissimo dischetto di sottofondo.