Quando penso alle figure indie musicali più importanti dell’attuale decennio che oramai si sta per concludere, io penso a Tame Impala, Thundercat, Sophie e infine il soggetto della recensione di oggi , James Blake.
Il signor Blake è sempre stato un musicista che definirei come “avanti” quando viene messo in confronto a tantissimi suoi coetanei; basta ascoltare il suo disco di debutto del 2011 per rendersi conto di quanto quel disco sia invecchiato come un buon vino.

La musica di Blake è sempre stata tetra, un sound rispecchiato da molti suoi coetanei come Sampha oppure anche The Weeknd durante l’epoca della sua Trilogia di Mixtape, infatti questo tema continua anche sul suo secondo disco Overgrown e The Colour in Anything, la sua terza uscita.
Una cosa affascinante di James Blake è la lista eclettica di collaboratori che è riuscito a reclutare durante la sua carriera: Mi vengono in mente artisti famosissimi nel mondo indie come Bon Iver oppure i colossi dell’R&B e Hip Hop come Frank Ocean e più recentemente Kendrick Lamar e Travis Scott.
L’outro di Stop Trying to Be God è infatti uno dei miei momenti preferiti non solo di Astroworld ma riflettendoci anche della musica del 2018.

Questa lista crescente di collaboratori continua anche nel disco nuovo di James Blake, Assume Form.
Questo album include una lista di featuring che non mi sorprende affatto, dato che oramai in questo stadio della sua carriera James è riuscito a stabilire un contatto con tutti quanti questi artisti, questa lista include anche Rosalía, una stella nascente della musica indie latina, e Metro Boomin, il super produttore di musica Trap Statunitense, anche lui una grande figura influenzale della musica moderna.

I thought I might be better dead, but I was wrong
I thought everything could fade, but I was wrong
I thought I’d never find my place, but I was wrong
And where I least wanted to look, it came along

È anche affascinante il contenuto lirico però! James Blake in questo disco mette da parte in alcune tracce, l’umore tetro e triste a favore di testi più solari e briosi incentrati sull’amore.
Una delle mie canzoni preferite del disco è Tell Them, per via del ritmo incalzante e uso animato dei sintetizzatori che a primo impatto sembrano molto fuori posto su un disco di James Blake, oppure Where’s the Catch?, con la strofa mostruosa che parla di decadenza e della relativamente recente depressione di André 3000, accoppiata con l’uso scomposto e stupendo della sua voce campionata per la parte finale della traccia.
Detto ciò, questo non vuol dire che le canzoni senza collaboratori siano da scartare, infatti un’altro punto a favore di questo LP sono la prima traccia e quella finale, Assume Form e Lullaby for my Insomniac
entrambe canzoni che aprono e chiudono il disco in modo davvero apprezzabile.

Onestamente non mi aspettavo che James Blake se ne sarebbe uscito con un LP nuovo così presto nel 2019, questa cosa infatti si collega a quello che credo sia la critica principale che avrei nei confronti di Assume Form, cioé che per quanto sia interessante il contenuto lirico e concettuale del disco in confronto ai suoi album precedenti, io credo che ne avrebbe tratto moltissimo beneficio lasciare che alcune delle idee dietro all’album avessero ricevuto più tempo per svilupparsi in modi più concreti di quelli presentati, perché per quanto io reputi affascinante vedere questo lato più sereno e gioviale di questo artista, alcune canzoni come Power On e Can’t Believe the Way we Flow mi sembrano profondamente mielose a livello sonico. D’altra parte, anche le canzoni più cupe del disco non mi hanno particolarmente colpito, Mile High ad esempio mi sembra più uno scarto di Astroworld piuttosto che una canzone che merita di stare su una uscita ufficiale di James Blake.

What you’ve done for me
Who needs to hallucinate?
Who needs to pray?
Who needs balance? I see you every day

In conclusione Assume Form, è a mio parere, indubbiamente il disco più accessibile della discografia di James Blake per via delle collaborazioni nei singoli molto “trendy” che includono per la maggior parte alcuni dei rapper/produttori più rinomati degli ultimi anni.
Anche se sospetto già adesso che non sarà qualcosa che mi ascolterò più di tanto fra 6 mesi, sarà sicuramente il disco che consiglierò a chiunque voglia tuffarsi nella musica di questo artista.