Quando essere il leader dei Blur non ti basta e guardare MTV con il fumettista Jamie Hewlett diventa noioso la risposta più logica è fare una band di cartoni animati, ovvio. Sono passati quasi vent’anni e questa band è famosa come il papa quindi quel giorno i due ragazzi ci avevano visto giusto.  Per fortuna esistono persone eclettiche come Damon Albarn che combattono la propria (e la nostra) noia con progetti su progetti, tra cui un adattamento teatrale di un poema sull’impero Mali e molteplici band. Questa libertà di muoversi tra generi e stili differenti che molti musicisti sognano portano il tipetto cinquantenne dei Blur ad avere stimoli sempre nuovi per la sua crescita artistica.

Non si sentiva nulla di nuovo dei Gorillaz da sei anni e un nuovo album sembrava un’utopia. La domanda “chissà come suonano i Gorillaz ora?” faceva quasi paura. La risposta è  più tranquillizzante. Immaginate una festa in una villa enorme sopra una collina dove si incontrano molti pezzi grossi della musica contemporanea. Immaginateveli guardare dalle ampie vetrate della casa un panorama apocalittico, con in mano un cocktail e pensare: “Cazzo che peccato, davvero il mondo è ridotto così? Aspetta che ci scrivo una canzone”. Poi tutti ballano.

Da un lato Humanz suona molto american e attuale, Albarn è stato attento a innovarsi e gettare via l’etichetta di compositore brit pop che lo perseguitava. Ha chiesto a un’infinità di cantanti di collaborare per ottenere un album che rappresenti “l’evento apocalittico che farà ribaltare il mondo” proibendo però il nome Trump. I temi diventano quindi un vortice di razzismo, diseguaglianza, conflitti internazionali e via dicendo verso un mondo che sta crollando. Questo è il contorno di un miscuglio di melodie hip hop, drum’n’bass ed elettronica.

Dall’altro lato l’album è una playlist a cui manca una vera hit. 20 canzoni (26 nella versione deluxe) sono tante, a tratti noiose, a tratti forzate. La playlist vanta però grandi nomi: Pusha T, Vince Staples, De La Soul, Mavis Staples, D.R.A.M. sono solo alcuni dei collaboratori di Alban a cui non mancano certo grandi doti di socializzazione visto che nella lista c’è da aggiungere Noel Gallagher. Si, quello degli Oasis che sputa merda su tutti, in primis sui Blur. Ora però sono amiconi e cantano insieme a Jehnny Beth delle Savages “We Got The Power”. Che bella l’amicizia insomma.

I Gorillaz sono i cartoni che fungono contesto per la musica di Albarn, ma è da ricordare che sono comunque fumetti e oggi i fumetti si leggono poco. Alla necessità di inventarsi qualcosa per stare al passo con il presente l’album è stato anticipato e promosso con astuzia: video in realtà aumentata, una App per entrare nel loro mondo animato, interviste ai quattro personaggi, sono mezzi che cercano il massimo coinvolgimento dell’utente medio. Come i cartoni si sono adattati al 2017 anche la musica. Con più canzoni che piacciono alla figlia di Damon (ma anche a noi), Humanz è il disco perfetto per i club alla moda, per ballare tutti insieme guardando il mondo bruciare.