Non è facile ascoltare senza pregiudizi la musica dei Gomma, gruppo composto da quattro ragazzi campani nemmeno un anno fa e già in uscita con il loro primo album “Toska” per 4V4 records. Non è facile perché bastano pochi secondi per capire in quale mercato e in quale scena musicale cercano di infilarsi, un settore saturo già da troppo tempo per quanto riguarda l’offerta artistica, ma fertile, invece, per quanto riguarda le possibilità di guadagno: l’indie.
Ma c’è sempre l’eventualità che nasca qualcosa di buono anche fra le sabbie aride del deserto, e superati i primi secondi, anzi i primi minuti (se non i primi ascolti), si inizia a scorgere qualcosa nella musica dei Gomma, qualcosa d’interessante da raccontare nascosto, però, sotto vesti usatissime.

Il disco, che in realtà è lungo come un ep (21 minuti e pochi secondi), è composto da 10 pezzi, solo due superano i tre minuti. Un primo ed evidente punto a favore per i Gomma è la fluidità: la musica scorre molto bene nonostante la forte frammentazione. C’è anche da dire che malgrado il gruppo si presenti con poche intenzioni sperimentali non è facile abituarsi e capire la voce squillante e spinosa di Ilaria Formisano.

Il disco parte con “Alice Scopre”, un buon pezzo caratterizzato da un arpeggio di chitarra che ci ricorda moltissimo qualcosa (ci arriveremo) e da una parte vocale molto ispirata dalle sezione spoken words dei Massimo Volume. Il pezzo apre la strada ad uno dei brani più corti ma anche più riusciti del disco, “Aprile”, un crescendo che sfocia nel nulla, anzi, che sfocia verso un altro brano, “Le scarpe di Beethoven”. È molto evidente fin da subito una sensazione di ricorsività e frenesia, che però funziona quando c’è da inserire pezzi più lunghi (e per più lunghi si intende che superano i due minuti e mezzo), li valorizza, e in questo i Gomma sono stati molto bravi.

Arriviamo al cuore del disco. La sequenza “Elefanti” e “Vicolo Spino” dimostra molto chiaramente il potenziale dei Gomma;lì possiamo intravedere i germogli di qualcosa, una piccola speranza di vita nel deserto dell’indie italiano. “Elefanti” è il singolo che ha fatto guadagnare alla band campana un discreto successo, anche perché la sezione vocale è meno ostica rispetto ad altre parti del disco. Il testo è semplice, immediato, molto suggestivo. “Vicolo Spino” dimostra una buona validità anche dal punto di vista dell’arrangiamento, caratterizzato, per tutta la durata del disco, da scelte semplici e pulite.

facciamo come gli elefanti
che si nascondono quando sono felici

Ed è proprio dal punto di vista musicale che i Gomma devono pagare molti debiti verso quella manciata di band emocore italiane che hanno contribuito, in parte, a costruire le fondamenta che avrebbero permesso a band come i Gomma, ma anche Gazebo Penguins e Fast Animals and Slow Kids, di trovare spazio nel mercato indie. Soprattutto, per quanto riguarda i Gomma, è evidente l’influenza dei Fine Before You Came: quegli arpeggi di chitarra leggermente distorta che inondano le orecchie, quella forte carica emotiva messa in ogni passaggio d’accordo, le parti di basso martellanti in perfetto accordo con un intensa sezione ritmica. Viene tutto da lì, da quell’importantissimo “Sfortuna” del 2009. Anche i testi, metafore ben ancorata alla realtà, sentimentali e disinteressati al punto giusto, sembrano usciti dalla penna di Jacopo Lietti.

Ci si avvia verso la conclusione del disco con l’eccezionalmente solare (aggettivo usato in un’accezione particolare fatta apposta per i Gomma) “Тоска”. Poi c’è “Alessandro”, il brano più lungo del disco, che parte con un riff di chitarra molto simile a quello di “Majakovskij” del Teatro degli Orrori. Qui si può intuire perché la maggior parte dei pezzi di “Toska” duri poco: in mancanza di una buona melodia, i Gomma fanno fatica a costruire i brani in modo efficace, mentre è molto più semplice chiudere in anticipo e sfruttare l’effetto miniaturizzazione. Chiude il disco (e il cerchio) “Alice capisce”.

Anche noi, arrivati a questo punto, forse abbiamo capito qualcosa dei Gomma e del perché funzionino dal punto di vista commerciale, ma anche da quello puramente artistico. La loro musica è misto di leggerezza e angoscia con un pizzico di autocommiserazione; velocità opposta a un forte bisogno di rallentare il mondo che ci circonda. “Toska” è un disco immaturo (a metà fra il senso positivo e negativo del termine), acerbo e un po’ troppo derivativo, ma parliamo di un progetto nato nemmeno un anno fa e poche band in meno di dodici mesi riescono a costruire basi così solide.
Ora bisognerà vedere cosa nascerà da “Toska”, da questo bocciolo, che promette bene, ma che andrà nutrito con tanta pazienza e con i giusti elementi. Con i Gomma ci rivediamo fra qualche anno e con aspettative altissime.